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BELLUNO. Tra escursionisti improvvisati, turismo spericolato e avventori che si mettono in pericolo solo per cercare l’adrenalina, durante le ultime estati nelle Dolomiti se ne sono viste di tutti i colori. Ma la scena di qualche giorno fa in Marmolada ha qualcosa di inedito, a metà tra lo sprovveduto e il futuristico. Un escursionista si destreggia su un sentiero a pochi passi dal ghiacciaio su un monociclo elettrico. A più di 3mila metri di quota. Munito di caschetto e tutte le protezioni, l’uomo scende - educatamente, va detto - facendo slalom tra gli escursionisti e quando può raggiunge anche velocità sostenute.
Caso vuole che tra quanti vengono scambiati per birilli dal futuristico avventore della Marmolada ci sia un gruppo di ricercatori del Museo di Geografia dell’Università di Padova, da tempo impegnato nella salvaguardia e nello studio del ghiacciaio. In poche ore un video viene postato sulle pagine ufficiali del Museo e presto si accende il dibattito con una raffica di commenti da tutta Italia: ennesima pagliacciata sulle montagne o un nuovo tipo di sport estremo?
Per i ricercatori del Bo non ci sono dubbi, come si legge nella didascalia del video: «Quando nel 2024 abbiamo pubblicato il "Manifesto per un’altra Marmolada" proponendo di trasformare la Marmolada da luogo di sfruttamento ad alta quota a modello innovativo di sviluppo sostenibile, di certo non avevamo pensato a una fruizione di questo tipo».
Ormai in montagna non ci si sorprende più di nulla, ma se si pensa agli escursionisti in infradito - con le sneakers se va bene - e gli avventori che bloccati in alta quota chiamano l’elisoccorso, forse un visitatore che con maestria guida un veicolo inusuale è il pericolo minore. Tanto più che, a quanto pare, il monociclo elettrico sta diventando una nuova disciplina sportiva. Il termine tecnico è “monoruota offroad”, letteralmente “monociclo da fuoristrada” e un po' come chi fa downhill con la bicicletta, c'è chi scende dai monti su una ruota, ed esistono gruppi di esperti.
Una riflessione che ha fatto anche Mauro Varotto, docente dell’ateneo padovano e responsabile scientifico del Museo di Geografia, mentre scendeva con gli altri ricercatori del Bo dal ghiacciaio: «All’inizio siamo stati sopraffatti dall’incredulità, dato che non avevamo mai visto un veicolo del genere a quell’altitudine, ma quando si è fermato e siamo riusciti a parlargli ci ha detto di essere esperto e di avere addosso tutte le protezioni del caso». Varotto si trovava in Marmolada per la settima edizione della campagna glaciologica partecipata, organizzata in collaborazione con il Comitato Glaciologico Italiano e l’Arpav. Di certo gli scopi della loro visita erano lontani da quelli del visitatore sulla monoruota. «Può sorprendere vedere queste scene “fuori dal comune” per un posto come la montagna – aggiunge Varotto -, ma ormai il rapporto uomo – natura è cambiato e anche la Marmolada è diventata una grande area divertimenti dove molti fanno cose estreme solo per provare adrenalina e fare video da condividere sui social».
La riflessione del docente di Geografia del Bo, che di recente ha scritto un libro intitolato “La lezione della Marmolada”, tocca tasti dolenti per l’ecosistema montano: «Come è fuori luogo la monoruota da enduro allora lo sono anche ruspe ed escavatori usati per l’innevamento artificiale. Inoltre, sono macchine sicuramente più impattanti sull’ambiente montano ma che ormai diamo per assodati solo perché non ci sembrano più assurdi». In effetti quell’uomo sulla monoruota elettrica non inquina, prima di passare accanto agli escursionisti avverte del suo passaggio e sembra sapere ciò che fa. Insomma, forse i problemi veri per la Marmolada sono altri. Il gruppo di ricerca dell’ateneo padovano durante l’ultima raccolta dati sul monitoraggio del ghiacciaio ha misurato l’impatto del cambiamento climatico senza lasciar spazio a dubbi: l’arretramento medio annuale del ghiacciaio della Marmolada è di sette metri. E di certo la colpa non è del turista sul monociclo.


