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TRENTO. Italia Nostra Trento torna all'attacco contro la realizzazione dei bacini artificiali destinati all'innevamento programmato, chiedendo alla Provincia di Trento una moratoria di cinque anni su tutti i nuovi interventi legati all'industria dello sci. Al centro del documento diffuso dall'associazione c'è soprattutto il cantiere in corso nel Latemar, in località Caserina, sopra Stava, dove è in costruzione un grande invaso a servizio delle piste di Pampeago.
Per l'associazione ambientalista i nuovi bacini in quota rappresentano uno degli interventi più impattanti per gli ecosistemi alpini. "Vastissime aree forestali e pascoli montani vengono distrutti per fare spazio a enormi scavi, impermeabilizzazioni del suolo, getti in cemento armato e sistemi artificiali di raccolta dell'acqua", denuncia Italia Nostra, sottolineando come vengano compromessi suoli che hanno richiesto millenni per formarsi e che costituiscono habitat preziosi per insetti, microrganismi e vegetazione alpina.
Nel documento viene ricordato come la sezione trentina abbia contrastato negli anni numerosi progetti analoghi: dal discusso invaso del Vanoi, ai bacini previsti alle Viote, a Folgaria, in Val di Non, a Molveno, Madonna di Campiglio, Val San Nicolò e nell'area del Cermis.
Particolarmente duro il giudizio sul nuovo bacino in costruzione nel cuore del Latemar, a circa 2.100 metri di quota. Secondo Italia Nostra, gli sbancamenti in corso stanno "sconvolgendo il prezioso suolo alpino", modificando profondamente un ambiente di alta montagna.
Nel documento viene inoltre ricordato il valore simbolico dell'area di Stava, teatro della tragedia del 1985. Una vicenda che, secondo gli ambientalisti, rende ancora più delicata ogni nuova trasformazione del territorio.
Italia Nostra evidenzia anche che, a circa 500 metri in linea d'aria dal nuovo cantiere, nel 2019 era già stato realizzato un altro bacino da 60 mila metri cubi per gli impianti Latemar 2200, intervento che - secondo l'associazione - ha cancellato una rara morena glaciale e compromesso lo storico sentiero geologico di Predazzo, in un'area compresa nel sito Dolomiti UNESCO.
Altro elemento contestato riguarda l'impiego di risorse pubbliche. Dal 2018, ricorda l'associazione, questi interventi possono beneficiare di finanziamenti provinciali fino al 90% del costo. Una scelta ritenuta ancor meno giustificabile alla luce delle prospettive climatiche: nei prossimi 25 anni, osserva Italia Nostra, la quota di affidabilità dell'innevamento naturale è destinata a salire da 1.750 a 2.000 metri, rendendo sempre più difficile mantenere la neve al suolo anche quando viene prodotta artificialmente.
Per questo l'associazione ribadisce la richiesta rivolta alla Provincia di Trento: sospendere per cinque anni ogni nuovo intervento collegato agli impianti sciistici, dai bacini agli ampliamenti, per valutare complessivamente il futuro del comparto e stabilire quali infrastrutture abbiano ancora una reale prospettiva e quali, invece, debbano essere progressivamente dismesse. Secondo Italia Nostra, si tratta di una scelta necessaria per tutelare il paesaggio alpino, l'economia agricola e pastorale e indirizzare le risorse pubbliche verso modelli di sviluppo più sostenibili.




