TRENTO. Nel corso della Conferenza di informazione sui grandi carnivori del Consiglio provinciale sono stati resi pubblici gli ultimi dati sulla presenza dell’orso e del lupo in Trentino. La popolazione dei plantigradi stimata è di 98 esemplari (la stima del 2021 era di 85); quella del lupo è stabile e si attesta sui 200 individui stimati, che formano 30 branchi. 

È Massimo Gentili (direttore della Federazione provinciale Allevatori) ad aver fornito i dati per comprendere l’impatto dei grandi carnivori sull’allevamento trentino. Questo si concentra soprattutto su bovini (1.600 con 42.000 capi allevati con una media di 25 capi per allevamento ) e ovicaprini (1.760 allevamenti con 32.000 pecore e 10.000 capre; 1200 allevamenti piccoli, pochi quelli di una certa rilevanza).

La zootecnia si svolge nelle valli più periferiche (ad eccezione del fondovalle della Valsugana e delle Giudicarie), in quota si curano 110.000 ettari di territorio sui 600.000 della provincia; 90.000 sono pascoli, gli altri 20.000 prati. Gentili ha ricordato che nel 2022 sono morti 825 capi di bestiame, 426 ovini e caprini, 19 cavalli e asini, 53 bovini.

Gentili ha poi ricordato la collaborazione con il servizio forestale e il tentativo di seguire le indicazioni per la prevenzione, che spesso si confronta però con difficoltà pratiche. Sono 600 le malghe su cui viene esercitata una custodia continua, ha ricordato. I problemi riguardano soprattutto il ricovero notturno: non è infatti possibile effettuarlo in tutte le malghe e in tutti i piccoli, anche se sembra che i recinti  elettrificati costituiscano una soluzione discretamente valida per quanto riguarda le pecore.

Le criticità  riguardano anche i cani da guardia. Si è iniziato a usare i pastori maremmano-abruzzesi, una razza  che può essere anche aggressiva nei confronti dell’uomo. Ad ora, infatti, si sono registrati due episodi di aggressione:  uno nei confronti di un tecnico e uno nei confronti di una turista.

«È certo che l’animale andrà prima o poi al macello, ma è anche vero che tra l’allevatore e l’animale si crea un rapporto emotivo, affettivo» ha detto. «L’indennizzo previsto dalla Provincia – ricorda quindi Gentili – ripaga il valore economico dell’animale, ma rimangono esclusi i danni non quantificabili». 

Significativo anche l’intervento di Giacomo Redolfi (sindaco di Mezzana) che ha insistito sulla percezione della popolazione rispetto alla reintroduzione dell’orso sul territorio. Le persone, ha dichiarato: «Vedono di giorno in giorno una compressione della loro libertà», e «Le conseguenze psicologiche sui ragazzi e sulla comunità sono diffuse e trasversali –  ha affermato – alcune attività non si fanno più».

«Serve – ha rilevato poi Redolfi – una riflessione sugli strumenti da dare ai cittadini per continuare a vivere ed esercitare le proprie attività. Non solo rispetto per monticare le malghe, ma che riguardano anche la possibilità di uscire di casa».