GIUSTINO. Se una "ca' da mont", viene demolita e ricostruita perché presenta criticità statiche con deroga del consiglio comunale, non c'è nulla di anomalo. Però, se mancano relazioni e documenti a conferma della carente stabilità dell'immobile e, per di più, la proprietà della casa è di uno zio e dei cugini del sindaco, scoppia il finimondo.

Così è successo a Giustino, con il gruppo di minoranza, capeggiato dall'ex sindaco Joseph Masé, che denuncia con gli altri consiglieri Simone Cocco, Francesca Rodigari e Silvano Maestranzi, la presunta illegittimità della delibera approvata dal consiglio comunale per la demolizione di una "ca' da mont" avvenuta nel giro di una decina di giorni, invece di invitare i proprietari a procedere con il recupero dell'immobile mediante la ristrutturazione ed il mantenimento del fabbricato, come previsto dalle norme del Prg.

Anche la legge provinciale 15 del 2015 stabilisce che solo in casi assolutamente eccezionali il consiglio comunale possa autorizzare il rilascio di una concessione edilizia in deroga per consentire interventi necessari alla sicurezza e solidità dell'immobile che presenta problemi statici di gravità tale da non permetterne il recupero.

«Ebbene, conoscendo lo stato dell'edificio e dalla documentazione fotografica in nostro possesso - spiegano i consiglieri di minoranza - la casa non si presentava affatto pericolante e abbiamo invitato il sindaco Daniele Maestranzi a rinviare il voto in consiglio e convocare il tecnico della proprietà per spiegare per quali motivi, a suo avviso, l'edificio non potesse essere ristrutturato, come previsto dalle norme vigenti. Non ricevendo spiegazioni plausibili dal sindaco nel corso della discussione avvenuta solo in consiglio, abbiamo depositato e chiesto che venisse allegato al verbale della seduta una dichiarazione di voto contrario al rilascio della deroga».

Nella dichiarazione si evidenzia che l'intervento edilizio è in assoluto contrasto con la vigente normativa provinciale e, riguardo una questione così delicata, che sarebbe stato opportuno ricevere chiarimenti in merito dal tecnico incaricato dai parenti del sindaco.

In paese serpeggia il malumore, soprattutto da parte di coloro che in questi anni, nel rispetto delle norme comunali e provinciali ispirate alla tutela del patrimonio e delle tradizioni montane, sono intervenuti sulle loro baite, sia rispettando i limiti e le prescrizioni imposti dalle categorie urbanistiche di riferimento, sia sostenendo i maggiori costi di intervento imposti dalla ristrutturazione e dal risanamento conservativo. «In questa vicenda - aggiungono Masé, Cocco, Rodigari e Maestranzi - abbiamo riscontrato diverse anomalie: in primis, la relazione statica allegata alla domanda di deroga è molto carente. Non risulta allegata alla relazione tecnica alcuna verifica statica, relazione di calcolo, disegno delle strutture nei rilievi puntuali e dei carichi presenti. Inoltre, non c'è documentazione fotografica interna del fabbricato stesso.

Manca, inoltre, lo studio della geometria del fabbricato, l'indicazione dell'epoca di costruzione e l'elenco dettagliato di tutti gli interventi eseguiti nel corso degli anni. Non risulta compiuta alcuna indagine per conoscere le condizioni del terreno di fondazione, avvalendosi eventualmente della consulenza di un geologo, né l'esame puntuale dei materiali delle strutture e la valutazione delle resistenze. Non c'è alcuna analisi delle strutture portanti che caratterizzano il fabbricato e nemmeno una verifica e descrizione delle fessurazioni, lesioni, assestamenti strutturali, presenti ed indice di dissesto. Infine, il nostro tecnico comunale ha presentato la pratica alla commissione paesaggistica senza averla istruita».

Infatti nel verbale della commissione si legge: «Sentito il tecnico comunale che comunica di non avere avuto la possibilità di valutare preventivamente l'intervento, trattandosi di pratica fuori ordine del giorno e, si riserva quindi di effettuare l'istruttoria urbanistica».La deroga preoccupa i consiglieri di minoranza poiché costituisce un grave precedente per i proprietari, anche di altri comuni del Trentino, che intendessero ricostruire la loro baita invece di ristrutturarla.