MORI. Stop alla realizzazione di nuove ferrate in Trentino, manutenzione attenta di quelle esistenti e possibilità di smantellare i percorsi quando gli interventi necessari risultano incompatibili con la tutela della montagna. È la linea ribadita dalla Sat durante il convegno nazionale organizzato a Mori nel cinquantenario delle ferrate Ottorino Marangoni di Montalbano e Gerardo Sega di Avio. Una posizione che riguarda un patrimonio importante: il sodalizio gestisce 69 delle circa 90 ferrate presenti in Trentino e, considerando anche i sentieri attrezzati, si occupa complessivamente di 29,2 chilometri di strutture. L'obiettivo è conservare quanto realizzato senza moltiplicare le infrastrutture, privilegiando sicurezza, rispetto del paesaggio e preparazione degli escursionisti.

«Non tutto ciò che è tecnicamente possibile è necessariamente opportuno per la montagna», ha sottolineato il presidente della Sat Cristian Ferrari, richiamando le linee di principio adottate nel 2021. Una posizione condivisa dal Club alpino italiano, il cui presidente generale Antonio Montani ha confermato la contrarietà alla costruzione di nuove ferrate. Il confronto ha però evidenziato sensibilità differenti. Gianni Canale, presidente del Collegio delle Guide alpine del Trentino, ritiene che eventuali nuove realizzazioni non debbano essere escluse a priori, soprattutto nel fondovalle, purché valutate attentamente. Più netta la posizione di Luigi Casanova, presidente di Mountain Wilderness, che chiede uno stop generalizzato all'artificializzazione della montagna, anche per proteggere gli habitat naturali e la fauna selvatica.

Al centro del dibattito anche il tema della sicurezza, con numeri significativi presentati dal Soccorso alpino e speleologico trentino. Sulla ferrata di Montalbano, tra maggio 2010 e agosto 2026, sono stati effettuati 48 interventi, che hanno richiesto l'impiego complessivo di 200 tecnici per circa 830 ore di lavoro. Dopo la riapertura del 2014, sfinimento, malori e incapacità di proseguire hanno rappresentato il 65% dei 34 soccorsi a persone, mentre le cadute hanno inciso per il 26%. Dal 2015 sei cadute nei primi tre metri del percorso hanno provocato altrettanti traumi alla caviglia. Nell'ottobre 2023 si è verificato anche un incidente mortale, quando un escursionista procedeva senza essere assicurato al cavo all'uscita dell'ultimo tratto verticale.

I dati, illustrati da Marco Torboli, capostazione del Soccorso alpino della Vallagarina, dimostrano come la presenza di cavi e attrezzature non elimini i pericoli. La ferrata di Montalbano, particolarmente verticale ed esposta a sud, richiama frequentatori durante tutto l'anno, anche nei mesi meno turistici. Circa la metà degli interventi si concentra nei fine settimana. «Negli anni è aumentato il numero di persone che frequentano la montagna, anche senza una particolare esperienza», ha osservato Johnny Zagonel, vicepresidente del Soccorso alpino trentino. Sempre più spesso i soccorritori incontrano escursionisti incapaci di affrontare un imprevisto, un cambiamento meteorologico o difficoltà superiori alle proprie capacità. Un problema aggravato dalla diffusione sui social di immagini spettacolari che non sempre raccontano la reale complessità degli itinerari.

La gestione delle ferrate rappresenta anche un impegno economico e organizzativo considerevole. La Sat cura una rete complessiva di 1.080 sentieri, per circa 5.700 chilometri di sviluppo. Tutte le ferrate vengono controllate annualmente dalle guide alpine incaricate dal sodalizio, mentre gli interventi straordinari sono valutati dalla Commissione sentieri e dall'ufficio tecnico. «Non intendiamo realizzare nuove ferrate, ma sui percorsi esistenti dobbiamo continuare a valutare miglioramenti, varianti e, quando necessario, anche declassamenti o smantellamenti», ha spiegato Marco Zadra, presidente della Commissione sentieri Sat. La manutenzione può richiedere personale specializzato, materiali e trasporti complessi, talvolta anche con l'impiego dell'elicottero. L'obiettivo resta intervenire con il minor impatto possibile sull'ambiente.

Il confronto ha affrontato anche le ricadute economiche delle vie attrezzate. Per Silvio Rigatti, presidente dell'Apt Garda Dolomiti, le ferrate costituiscono un prodotto turistico strategico, capace di richiamare visitatori anche fuori dalla stagione estiva e distribuire le presenze su territori differenti. Gianni Canale ha evidenziato come, soprattutto nel fondovalle, questi percorsi possano sostenere alberghi, ristoranti, rifugi, negozi e servizi. Ma secondo Luigi Casanova la trasformazione delle ferrate in attrazioni turistiche impone una riflessione sugli effetti del sovraffollamento e sulla necessità di garantire aree di quiete, soprattutto nei luoghi di nidificazione dei rapaci e riproduzione della fauna selvatica. Una questione resa ancora più delicata dai cambiamenti climatici e dalla crescente instabilità degli ambienti montani.

Il convegno, promosso dalle sezioni Sat di Mori e Avio, ha rappresentato anche l'occasione per ripercorrere mezzo secolo di storia. La ferrata Marangoni, inaugurata il 19 marzo 1976, ha lasciato testimonianze raccolte in circa cinquanta libri di firme conservati dalla sezione locale. Nel 2012, dopo gli interventi sulla parete promossi dal Comune a seguito di cadute di massi, la Sat ha provveduto al rifacimento completo delle attrezzature. Per Mattia Bertolini, presidente della Sat Mori, l'anniversario offre l'opportunità di interrogarsi sulle responsabilità di chi gestisce questi itinerari. Dal confronto emerge un principio comune: la sicurezza non dipende soltanto dalla manutenzione dei cavi, ma anche dalla capacità degli escursionisti di scegliere percorsi adeguati, utilizzare correttamente le attrezzature e, quando necessario, rinunciare alla salita.