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TRENTO. I castagneti storici del Trentino non sono soltanto una testimonianza della tradizione agricola e del paesaggio montano, ma anche un patrimonio di biodiversità che racchiude quasi un quinto della flora provinciale. A documentarlo sono i primi risultati di uno studio condotto dal MUSE – Museo delle Scienze di Trento, che nel corso del 2026 ha censito 468 specie di piante in 38 marroneti storici, per un totale di 2.442 osservazioni.
Le specie individuate rappresentano circa il 18% dell’intera flora trentina. Tra queste figurano anche piante rare e a rischio di estinzione, comprese 14 diverse specie di orchidee e più di dieci inserite nella lista rossa provinciale.
I risultati restituiscono una prima fotografia del valore ecologico di questi ambienti, distribuiti in diverse aree del territorio, dalla Valsugana al Basso Sarca, dalla Valle di Cembra alla Val di Sole, fino alla Val d’Adige, alla Val Rendena e al Chiese.
La ricerca nei marroneti del Trentino
La campagna di ricerca ha rappresentato il primo anno di raccolta dati in Trentino. Tra maggio e luglio, ricercatrici e ricercatori del MUSE hanno effettuato rilievi floristici standardizzati in 38 siti, distribuiti in nove macroaree che comprendono i principali territori tradizionalmente vocati alla castanicoltura.
Lo studio si inserisce nel progetto «Il castagneto storico tra valenza socio-ecologica e cambiamenti globali», che coinvolge complessivamente 60 castagneti storici tra Trentino ed Emilia-Romagna. Per il territorio trentino il coordinamento è affidato al MUSE, mentre per i siti emiliano-romagnoli il riferimento è Giovanna Pezzi dell’Università di Bologna. Collaborano inoltre la Fondazione Edmund Mach, attraverso il Centro Trasferimento Tecnologico, e i professionisti dello Studio PAN.
La ricerca si concentra su marroneti caratterizzati dalla presenza di alberi centenari e da una gestione continuativa da almeno dieci anni. L’obiettivo è comprendere come questi ambienti stiano cambiando in un contesto segnato dai cambiamenti climatici, dalla diffusione delle patologie vegetali e dalle trasformazioni economiche e sociali.
«I marroneti storici sono veri e propri hotspot di biodiversità, frutto dell’interazione tra ambiente naturale e attività umana», sottolinea Lisa Angelini, botanica del MUSE e coordinatrice del progetto per il Trentino.
La ricercatrice evidenzia però come il numero delle specie non sia sufficiente, da solo, a descrivere il funzionamento di questi ecosistemi. Sarà quindi necessario approfondire il rapporto tra caratteristiche ambientali, pratiche di gestione e capacità dei castagneti di mantenere la propria ricchezza biologica.
Il ruolo di chi si prende cura dei castagneti
Accanto ai rilievi botanici, il progetto raccoglie le testimonianze di castanicoltrici e castanicoltori attraverso interviste e questionari sulle pratiche adottate e sui cambiamenti osservati negli ultimi dieci anni.
Dalle prime informazioni emerge una conoscenza approfondita del territorio da parte delle comunità che gestiscono i marroneti, maturata attraverso l’esperienza diretta e il rapporto quotidiano con gli alberi, le patologie e le caratteristiche degli ambienti.
A motivare la cura dei castagneti, secondo quanto emerso dalle testimonianze, non sono soltanto gli aspetti produttivi, ma soprattutto l’attaccamento culturale, affettivo e storico, insieme alla volontà di preservare il paesaggio e l’ambiente.
Integrare queste conoscenze con i dati scientifici rappresenta un passaggio importante per comprendere un sistema nato dalla lunga interazione tra processi naturali e attività umane.
Nel 2027 nuovi rilievi e un documentario
La ricerca proseguirà nel 2027 con ulteriori rilievi dedicati allo stato di abbandono della castanicoltura in Trentino. L’obiettivo sarà ampliare il quadro delle trasformazioni in corso e mettere in relazione la biodiversità con le condizioni di gestione dei marroneti.
I risultati potranno fornire indicazioni utili per il territorio, sostenendo chi si prende cura di questi ambienti e contribuendo alla definizione di strategie di valorizzazione e tutela.
Nel corso del 2026 sono state realizzate anche riprese video che confluiranno in un breve documentario dedicato al valore ambientale e sociale della castanicoltura, previsto per il prossimo anno.


