TRENTO. Il Gruppo Brenta imbiancato dalla prima neve di novembre ha salutato l'avvicinarsi della fine degli importanti lavori di ristrutturazione del rifugio Tommaso Pedrotti alla Tosa. La Sat, che ne è proprietaria, ha affidato i lavori nel luglio dello scorso anno all'impresa edile di Luciano Dallapè. Il Tommaso Pedrotti è un rifugio da sempre presidio del Gruppo Brenta, strategico per gli scalatori delle vette del Brenta centrale ed i frequentatori della via delle Bocchette. Il rifugio era dotato di 125 posti letto, che rimarranno invariati e altrettanti saranno i posti a sedere per le sale da pranzo.

La struttura sorge a 2.491 metri su una balconata naturale all'ombra della Brenta Alta, della Brenta Bassa e del Croz del rifugio. Nel 2022 la Sat ha indetto un bando di progettazione per la ristrutturazione del Pedrotti alla Tosa, vinto dallo studio di architettura composto da Stefano Pasquali, Samantha Minozzi, Alberto Stangherlin e Andrea Moser, con una ipotesi di spesa di poco inferiore al milione di euro, che hanno poi redatto il progetto esecutivo i cui lavori sono in fase conclusiva con un costo che si aggira sui 3 milioni di euro. Vi era in precedenza anche l'ipotesi di demolire sia il Tosa che il Pedrotti e realizzare una nuova struttura, ma l'idea è stata accantonata.Il cantiere del Pedrotti è iniziato nell'agosto del 2024 e dopo alcuni adeguamenti sono state realizzate le demolizioni delle parti in roccia per i basamenti strutturali e l'esecuzione dei rinforzi delle fondazioni e la struttura di base della nuova scala antincendio collocata esterna al corpo del rifugio sul lato sud est. Il sopraggiungere della stagione invernale ha fermato il cantiere.

A fine maggio di quest'anno la Dallapè ha ripreso i lavori installando la gru di servizio ed i ponteggi perimetrali. La fase successiva è stata la demolizione del tetto e delle murature del sotto tetto. Ora quel piano, dove è stato rinforzato il solaio con cordoli perimetrali, è il terzo e le stanze, con finestre aperte su suggestivi panorami, sono già pronte e arredate. Un nuovo piano con, come da progetto: 8 stanze e servizi igienici con pareti in legno Xlam. Le pareti esterne sono state rivestite in lana di roccia e quindi è stata posata, come ben si vede dalle fotografie, la lamiera preverniciata di color rosso mattone, che permette di individuare il rifugio Pedrotti anche da lontano. Sul tetto sono stati posati i pannelli fotovoltaici per una potenza di circa 15 kw. La nuova scala antincendio è molto ampia e sarà utilizzata anche come scala di servizio. Rifatti, al primo e secondo piano i pavimenti e i rivestimenti di tutte le stanze e realizzati nuovi servizi, mentre al piano terra i pavimenti e la cucina che, ripiastrellata, rimane nella stessa collocazione. Sempre al piano terra è stata realizzata una stube.

È stata ristrutturata la sala da pranzo sul lato ovest con una nuova copertura isolata e manto di lamiera, mentre quella a sud ha una portafinestra che porta ad una piccola terrazza. L'impresa è intervenuta anche nel piano interrato rinnovando le pavimentazioni. Tutte le pareti esterne originarie in pietra del rifugio, sono state trattate con malte speciali per migliorare la resistenza agli agenti atmosferici e proteggere l'edificio da infiltrazioni d'acqua. Rifatta su tutto il rifugio l'impiantistica elettrica, quella idraulica e l'antincendio. Nuovi anche tutti i serramenti con quelli esterni progettati per resistere alle condizioni meteo dell'alta quota. L'accesso è rimasto sul lato est con, in continuità con la scala antincendio un corpo aggiunto con un ampio atrio vetrato e adiacente il locale invernale. I trasporti dei materiali sono stato effettuati con camion fino ai 1.460 metri sopra malga Andalo e da lì ai 2.491 metri del rifugio agganciati al baricentrico dell'elicottero, un H 125 dell'Elimast che ha operato per circa 150 ore. «La ristrutturazione del rifugio - dice Luciano Dallapè - è stato un lavoro molto impegnativo.Avevamo l'esperienza del rifugio Mandron, ma quando sei a 2.500 metri l'organizzazione del cantiere richiede un coordinamento impeccabile e la capacità di adattarsi nell'adeguare il vecchio al nuovo. A quella quota poi c'è sempre la variabile meteo, per il trasporto materiali e per chi vi lavora. Anche quest'estate abbiamo visto un paio di volte la neve. Ai primi di novembre abbiamo smontato la gru e questo vuol dire che si va verso la fine del cantiere, a maggio 2026 faremo solo rifiniture, poi il nuovo Pedrotti sarà pronto».

Franco Nicolini, guida alpina di Molveno, che lassù gestiva la struttura da 12 anni, con la famiglia, dice: «La nostra filosofia è quella di essere casa per alpinisti ed escursionisti, consapevoli che il rifugio Pedrotti alla Tosa è un importante presidio satino del Gruppo Brenta. In queste pareti si respira la storia dell'alpinismo trentino e il Pedrotti è luogo d'incontro di generazioni di alpinisti, che troveranno una struttura nuova, confortevole, sempre nello spirito della condivisione dei valori dell'alpinismo che guarda al futuro, mantenendo vive le tradizioni del passato e le buone pratiche». In visita al cantiere il presidente della Sat, Cristian Ferrari, dichiara: «Non era scontato ottenere un risultato simile e in così poco tempo: aprire cantieri in alta quota significa affrontare un impegno notevole, un grande lavoro organizzativo e un'attenzione costante alla sicurezza, all'ambiente e alle condizioni operative. I lavori del cantiere si sono conclusi con l'arrivo della prima neve, dopo due intense stagioni. Il Pedrotti riaprirà all'inizio della prossima stagione, grazie al grande impegno delle squadre operative e al supporto della provincia, elementi cruciali per il rispetto delle tempistiche».