Montagna

Il cane di Michele Serra sbranato dai lupi: “Così non si può andare avanti”

Lo scrittore chiede che la politica smetta di equiparare la tutela della specie alla protezione di ogni singolo esemplare: “Il numero di questi animali va gestito”, scrive, avvertendo che l'inerzia delle autorità rischia di alimentare il fai-da-te illegale tra chi vive e lavora in quota

PIACENZA. È durato sei anni il riscatto di Osso, cane randagio raccolto moribondo dal bosco nel 2020 e diventato compagno inseparabile di Michele Serra. La sera del primo maggio un branco di lupi lo ha ucciso a pochi metri dalla casa dello scrittore sull'Appennino piacentino, in quello che Serra ha definito un attacco «istantaneo e implacabile».

Il dolore del lutto non ha convinto il giornalista ad abbandonare la montagna. Lo ha però spinto a rompere il silenzio su un problema che riguarda chi vive in alta quota. Lo scrittore si dichiara «fan del lupo» e non invoca abbattimenti indiscriminati.

Chiede però che la politica smetta di equiparare la tutela della specie alla protezione di ogni singolo esemplare: «Il numero di questi animali va gestito», scrive, avvertendo che l'inerzia delle autorità rischia di alimentare il fai-da-te illegale tra chi vive e lavora in quota. «Vivere in montagna comporta fatiche e rischi. Per chi rimane, servono più tutele».

comments powered by Disqus