Montagna / L’analisi

Marmolada, un anno dopo la tragedia. Monitoraggi sperimentali in quota: il sopralluogo

È il 3 luglio 2022, il giorno del collasso del ghiacciaio di Punta Rocca, sul massiccio della Marmolada. Un evento imprevedibile che ha strappato ai loro affetti 11 persone. A distanza di quasi un anno, la neve ingentilisce il paesaggio, ma la vetta porta una cicatrice bianca e celeste che mette in luce strati di accumuli risalenti a centinaia d'anni fa. Il sindaco di Canazei: "Non ci sarà zona rossa sulla Marmolada"

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TRENTO. Ore 13.43.20. Un rumore del tutto simile a un'esplosione rende evidente anche all'udito che qualcosa di terribile sta accadendo. È il 3 luglio 2022, il giorno del collasso del ghiacciaio di Punta Rocca, sul massiccio della Marmolada. Un evento imprevedibile che ha strappato ai loro affetti 11 persone. A distanza di quasi un anno, la neve ingentilisce il paesaggio, ma la vetta porta una cicatrice bianca e celeste che mette in luce strati di accumuli risalenti a centinaia d'anni fa.

In quota, l'unico suono che si avverte è quello dei 'ruscellamenti', piccole cascate causate dallo scioglimento di neve e ghiaccio che scorrono sulla roccia ai piedi dell'area interessata dal crollo: “Eventi come quello dell’estate 2022 non erano mai stati registrati in Trentino e tuttora sono in corso studi per verificarne le cause. Ma proprio la presenza di acqua all'interno della massa di ghiaccio sarebbe stata uno degli elementi che ha provocato il distacco” spiega uno dei tecnici del Servizio prevenzione rischi e Cue della Provincia autonoma di Trento, in occasione dell'ultimo sopralluogo accompagnato dal sindaco di Canazei Giovanni Bernard.

Marmolada, la neve si scioglie e si rivedono i segni del distacco

Un anno dopo la tragedia sulla Marmolada. Secondo quanto è stato accertato, il distacco aveva interessato circa 63.300 metri cubi di ghiaccio precipitati a valle ad una velocità di 50-80 metri al secondo

“Quassù i sentimenti si fanno contrastanti e oscillano tra la tristezza mista a tensione per quanto è accaduto e la fascinazione per la bellezza che ci circonda” sono le parole del primo cittadino che, sulla base delle informazioni acquisite, in questi giorni sta definendo le modalità con cui il versante Nord potrà essere percorso in sicurezza: “Ma non ci sarà nessuna zona rossa”.

Secondo quanto è stato accertato, il distacco aveva interessato circa 63.300 metri cubi di ghiaccio precipitati a valle ad una velocità di 50-80 metri al secondo, portando con sé roccia e detriti. Quel materiale aveva percorso circa 2,2 chilometri. Un fenomeno devastante che aveva travolto diverse cordate di alpinisti.

Nella giornata dell’evento, sul ghiacciaio erano intervenuti 127 operatori di Protezione civile, affiancati da 96 unità di supporto. Al termine delle attività, il bilancio è stato di 979 giornate/uomo su 18 giorni. Una macchina imponente composta da 14 Strutture operative che fanno riferimento al Dipartimento Protezione civile, foreste e fauna della Provincia autonoma di Trento anche con le proprie unità specializzate; 4 forze nazionali; il Commissariato del Governo, le due Province autonome di Trento e Bolzano, la Regione Veneto, il Comune di Canazei e il Comun General de Fascia.

Successivamente all’evento, interferometri e radar doppler avevano monitorato sia l’area del crollo, sia le due lingue glaciali che lo delimitano in destra e sinistra orografica. La nicchia di distacco risultava infatti potenzialmente instabile. Il ghiacciaio è attualmente monitorato tramite la registrazione e l’analisi dell’andamento di alcuni parametri nivometeorologici: l’andamento della temperatura dell’aria e della copertura nevosa possono infatti fornire una stima della vulnerabilità del ghiacciaio, anche alla luce di un evento del tutto simile che accadde nella notte del 6 luglio 1989 sul Monviso.

Negli ultimi mesi la Protezione civile del Trentino ha proceduto - di concerto con il CNR di Venezia ed altri enti di ricerca - ad effettuare una scansione radar del ghiacciaio dall'elicottero, in modo da ricostruire, assieme al rilievo fotogrammetrico realizzato sull’intero ghiacciaio in autunno, il modello del terreno sotto lo strato ghiacciato e capire anche la consistenza di quest’ultimo lungo il versante nord della Marmolada.

A brevissimo sarà invece effettuato un volo sperimentale con uno strumento innovativo dell’Università di Trento con cui, oltre alla copertura ghiacciata, si punterà a monitorare la presenza di quantità significative di acqua all’interno della massa glaciale. Se questa modalità di rilievo desse buoni risultati, potrebbe essere ripetuta con cadenza regolare nei mesi estivi anche con l’utilizzo di un drone, consentendo il monitoraggio continuo della zona interessata dal crollo.

A seguito dei dati acquisiti da questi rilievi, assieme agli enti di ricerca che si occupano di tematiche glaciali si definiranno poi ulteriori campagne di misurazione, in modo da individuare una modalità di rilievo a lungo termine che dia risposte facilmente interpretabili. Gli articoli scientifici recentemente pubblicati hanno infatti dimostrato che non c'è ancora una risposta univoca che spieghi i motivi del crollo.

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