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TRENTO. L'aumento dei prezzi continua a spaventare. La guerra in Iran e in Medio Oriente prosegue senza sosta e a risentirne è anche il mercato dell'energia e dei carburanti trentino. Passando davanti ai distributori di benzina negli ultimi cinque giorni si è registrato un rincaro notevole anche di dieci centesimi al litro. Rassicurazioni però arrivano dal presidente e fondatore di Nomisma Energia Davide Tabarelli, originario della Val di Non.
Presidente, cosa dobbiamo aspettarci dal mercato dell'energia e del gas nelle prossime settimane?
«È ancora difficile definire in modo preciso la questione energetica. Se mi avessero detto una settimana fa che lo Stretto di Hormuz sarebbe stato chiuso mi sarei aspettato un aumento del petrolio fino a 150 dollari a barile, invece si è passati da 70 ad 80 con un aumento non drammatico».
Sul fronte dei carburanti invece?
«L'aumento c'è, è evidente. Ma rispetto allo shock energetico del 1973 o la guerra in Ucraina del 2022 siamo messi molto meglio. Il rischio era che i prezzi potessero raddoppiare con i carburanti a 2,5/3 euro al litro. Bisognerà vedere quanto dura questa situazione, il pericolo non è escluso. Un indizio lo possono dare gli investitori e le banche statunitensi che utilizzano analisi molto attente e sofisticate che si riflettono nel prezzo. Se questo non è salito molto, la possibilità che quella in Medio Oriente sia un'operazione veloce è molto alta».
Per quanto riguarda l'inflazione cosa ci può dire?
«Non ci saranno delle fiammate. Al momento siamo all'1,6%, potrebbe salire fino al 2,5% che in un Paese indebitato come il nostro si fa comunque sentire».
Il problema dunque è il gas?
«Il Qatar bloccato è un problema perché è il secondo produttore insieme agli Stati Uniti. Di Gnl non c'è una riserva così elevata perché anche i paesi asiatici ne richiedono molto. Per costruire un terminale di gas liquefatto come hanno fanno negli Stati uniti ci vogliono 3 anni e 5 miliardi di dollari. Ci vorrà del tempo, ma diversi paesi si stanno attrezzando e le previsioni per il 2028 sono molto positive. Noi abbiamo anche l'Algeria come fornitore e speriamo torni a regime la Libia che ha tubo da 10 miliardi di metri cubi all'anno. Il prezzo del gas è aumentato a 50 megawatt ora nulla rispetto ai 300 di fine 2022. Però sì le bollette dovrebbero aumentare perché in Europa le scorte sono molto basse in particolare in Germania.
Quindi petrolio tutto ok?
«Nella norma, con la guerra Russo-Ucraina era a 120. Per il petrolio ultimamente, c'è stato un aumento dell'offerta con la domanda che rallenta, le scorte ci sono».
Tabarelli, Sono a rischio anche le nostre esportazioni?
«C'è il timore di una crescita bassa e quindi si riduce anche la domanda verso le esportazioni. I settori italiani della moda, del lusso e del cibo vanno molto in Medio oriente, però la situazione non è critica».
Cosa ci sta lasciando questa guerra?
«È evidente lo strapotere militare da parte di Israele e degli Usa, sotto il profilo politico non so cosa succederà, ma sicuramente noi avremo sempre bisogno di materie prime dal Medio Oriente. Qui in Italia il ministro Pichetto Fratin fa bene a pensare di mantenere aperte le centrali a carbone che in questo momento servono per dare garanzie al nostro sistema. Le fonti rinnovabili sono utilissime e bisogna puntare in quella direzione però sono solo una piccola parte della produzione di energia, perché per l'industria e l'autotrasporto le fonti fossili restano imprescindibili».


