TRENTO - Che sia stato un buco nelle casse dello Stato difficile da ripianare o una misura espansiva necessaria per far ripartire l'economia dopo il Covid, ognuno ha una sua opinione. Sul Superbonus tuttavia una cosa si può dire: in Trentino Alto Adige il grosso dei cantieri si è chiuso con i lavori finiti. Ma non tutti: rimangono 23 milioni di euro di opere da realizzare ancora. Tanti? Nemmeno troppo: siamo, assieme all'Emilia Romagna, il territorio più virtuoso d'Italia. «Merito delle imprese» rivendica il presidente Ance Roberto Oss Emer, tra i critici del Superbonus fin dall'inizio, che tuttavia ora registra il buon grado di affidabilità dei costruttori trentini. Mentre Andrea Basso, suo predecessore nonché ora componente della commissione tecnologica e Innovazione di Ance nazionale, osserva: «Quei 23 milioni di euro sono il frutto quasi esclusivamente di imprese e tecnici che si sono improvvisati».

Le cifre. Restando ai numeri, intanto quelli dell'ultimo report di Enea: in Trentino Alto Adige sono stati asseverati lavori di efficientamento energetico su 11.438 edifici (di cui 6.438 condomini, 3.593 case familiari e 1.407 unità funzionalmente indipendenti), per un totale di 3,1 miliardi di investimenti ammessi a detrazione. I lavori sono conclusi per il 99,2%. Quanto all'entità della spesa, l'investimento medio nei condomini è stato di 409.533 euro, nelle abitazioni unifamiliari di 123.655 euro. Rimangono fuori, come detto, 23 milioni di euro, di opere non concluse. Lo 0,9% dell'intera torta.

IL resto d'Italia. Ma com'è andata altrove? Ha provato a fare il punto qualche giorno fa il Sole24Ore. Come noi solo l'Emilia Romagna, territorio per altro in assoluto più efficiente: ha messo a terra 11,7 miliardi di euro di investimenti, di cui solo lo 0,9% non concluso. Ma la media italiana è decisamente peggiore: l'1,9% delle opere non ha visto la fine, che in soldoni significa 2,2 miliardi di lavori (su un totale di 125 miliardi) impantanati non è chiaro perché. Le regioni con più difficoltà sono state la Campania, il Lazio e la Calabria.

Territorio virtuoso. In Trentino non sono mancati gli inciampi. E nemmeno le inchieste. Ma guardando al quadro generale, i rappresentanti di categoria non possono che essere soddisfatti. «Questi numeri dimostrano la serietà delle nostre imprese - osserva il presidente Ance Oss Emer - io sono stato un grande detrattore del Superbonus, perché non lo condividevo e ha fatto nascere dal nulla imprese che poi hanno fato concorrenza ad aziende che già c'erano. Ma questi numeri dimostrano la capacità delle nostre imprese di rispettare tempi e contratti, oltre che dell'ente pubblico di far fronte agli adempimenti che erano complessi. Dico di più, in tute le opere del Pnrr, siamo il territorio che maggiormente rispetta le scadenze».

Della stessa opinione il suo predecessore (ora impegnato nella commissione Innovazione e tecnologia di Ance nazionale) Basso: «Poteva andare molto peggio, perché gli adempimenti erano estremamente complessi. Credo che la capacità di essersi presi d'anticipo sia delle imprese che dell'ente pubblico abbia aiutato. Non è stato facile, perché il momento era complicato, con l'aumento vertiginoso dei prezzi di quasi tutte le forniture. Alla fine, le aziende strutturate, che c'erano prima, hanno lavorato con il Superbonus e ora continuano nonostante sia pressoché finito, sono riuscite a stare nei tempi Chi ha avuto problemi sono i tanti improvvisati». E adesso? Adesso, senza la spinta del Superbonus, Basso qualche inquietudine ce l'ha: «Basta guardare gli ordinativi, non ce ne sono più, è tutto fermo. In Comune a Trento sono letteralmente crollate le concessioni, c'è giusto qualche scia per fare una finestra. Quel che servirebbe, e come Ance nazionale si sta pensando di fare una proposta articolata al Mef, è di pensare un programma strutturale, che duri però non un anno, ma 8, 10 anni, e non al 100% dell'investimento. Meno, ma che sia una misura strutturale, che quindi fa capire alle famiglie che possono investire».