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TRENTO. Nuovo appello da parrucchieri e estetisti, per la riapertura in sicurezza anche in zona rossa. Mentre in Alto Adige ripristina le regole da zona arancione, il Trentino spera a sua volta di uscire dalla zona rossa, dopo il periodo pasquale di massime restrizioni nazionali.
Ma gli operatori del settore benessere chiedono al governo una norma che consenta strutturalmente di riprendere le attività anche nei territori inseriti nella fascia di massimo rischio.
Quindi, Cna, Confartigianato e Casartigiani hanno promosso una petizione online "affinché la riapertura delle imprese in zona rossa possa arrestare il dilagare dell’abusivismo".
L'obiettivo è far inserire il provvedimento nel decreto in discussione oggi nella maggioranza di governo, che avrà effetto dal 7 aprile e stabilirà le norme per tutto il mese.
"La chiusura delle attività legali – sottolinea la Cna (Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa) regionale unitamente alle tre confederazioni - sta incentivando il lavoro a domicilio da parte di soggetti che si improvvisano parrucchieri ed estetisti ma non ne posseggono i requisiti professionali e non rispettano le norme di sicurezza per poter svolgere l’attività né tantomeno i protocolli anti-covid adottati dal governo e inseriti dalle Province di Trento e Bolzano nelle rispettive ordinanze, contribuendo in tal modo alla diffusione del virus.
Il settore, a tutela di clienti e dipendenti – rimarcano le confederazioni - si è dotato di tutte le garanzie necessarie a riaprire saloni di acconciatura e centri estetici nella massima sicurezza, rispettoso delle più rigorose norme e procedure igienico-sanitarie. Non è un caso che saloni di acconciatura e centri estetici, in questi mesi, non abbiano rappresentato fonte di contagio proprio in virtù delle modalità organizzative che hanno adottato lavorando su appuntamento e non generando assembramenti.
Sarebbe a questo punto ingiustificato che il Governo confermasse il divieto di apertura di tali attività nelle zone rosse, con obbligo per le Province e le Regioni di adeguarsi, e altrettanto incomprensibile sarebbe reiterare la discriminazione che nei decreti dello scorso autunno aveva portato alla chiusura dei soli centri estetici”.
A causa delle difficoltà economiche in cui versano le imprese, secondo la le associazioni “procrastinare la chiusura delle attività rappresenterebbe una condanna a morte per molte imprese del settore. Le imprese non riusciranno a resistere ancora per molto”.


