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BRUXELLES. La Commissione europea ha aperto un procedimento formale contro la piattaforma di fast fashion Shein in base al Digital Services Act (Dsa), la legge Ue sui servizi digitali. Le contestazioni riguardano il design della piattaforma, ritenuto in grado di creare dipendenza, la scarsa trasparenza dei sistemi di raccomandazione e i controlli considerati insufficienti sulla presenza di prodotti illegali.
Il caso arriva dopo la procedura avviata dalla Francia nel novembre 2025, che aveva messo sotto indagine l’e-commerce cinese, ipotizzando anche una sospensione nel Paese. A livello europeo, l’apertura dell’indagine segue una fase di pre-istruttoria in cui Bruxelles aveva inviato tre richieste di informazioni: il 28 giugno 2024, il 6 febbraio 2025 e il 26 novembre 2025.
Con l’avvio formale della pratica, l’Unione europea acquisisce il potere di adottare misure provvisorie per bloccare eventuali pratiche dannose e, in caso di violazioni accertate, imporre sanzioni pecuniarie. L’obiettivo dichiarato è verificare il rispetto delle norme Ue e la capacità della piattaforma di garantire la sicurezza degli utenti.
L’indagine, spiegano da Bruxelles, sarà trattata in via prioritaria e si concentrerà in particolare sui sistemi predisposti da Shein per limitare la vendita nell’Ue di contenuti che potrebbero costituire materiale illegale. Tra gli esempi citati figurano le bambole sessuali con sembianze di bambine, che possono essere classificabili come prodotti pedopornografici.
“Nell’Ue i prodotti illegali sono vietati, sia che si trovino sugli scaffali dei negozi che sui mercati online”, ha dichiarato Henna Virkkunen, vicepresidente della Commissione per la sovranità tecnologica.


