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TRENTO. Il fermo annunciato dall’autotrasporto riporta al centro una crisi che non nasce oggi e che rischia di aggravarsi nei prossimi mesi. Il nodo principale è il costo del diesel, che secondo i dati riportati dalla CGIA ha raggiunto una media di 2,135 euro al litro in modalità self service. Per un mezzo pesante con serbatoio da 500 litri significa spendere oltre 1.067 euro per un pieno.
Per le imprese il problema non è solo il rincaro, ma la tenuta finanziaria. Il gasolio rappresenta circa il 30 per cento dei costi operativi e va pagato subito, mentre le fatture dei trasporti vengono spesso saldate dopo 60, 90 o 120 giorni. È questo squilibrio di cassa a mettere in difficoltà soprattutto i piccoli operatori, che devono anticipare somme sempre più alte senza avere liquidità sufficiente.
Il quadro trentino presenta però due velocità. A livello regionale il Trentino-Alto Adige è l’unica realtà italiana in crescita nell’ultimo decennio, con 1.534 imprese attive nel 2025 contro le 1.369 del 2015, pari a un aumento del 12,1 per cento. In provincia di Trento, invece, le aziende sono scese da 772 a 724, con una flessione del 6,2 per cento, mentre Bolzano segna un aumento del 35,7 per cento.
Secondo lo studio, se il diesel restasse sopra i 2 euro al litro per tutto il 2026, il costo annuo per alimentare un solo Tir potrebbe crescere di quasi 17.500 euro rispetto al 2025. A pesare sono anche le contestazioni sul fuel surcharge e l’effetto limitato del taglio delle accise. Il risultato è un settore ancora vitale per il territorio, ma sempre più esposto a una crisi di liquidità che rischia di fermare i camion prima ancora che manchi il lavoro.


