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TRENTO - Pronti alla mobilitazione come strumento per chiedere legittimamente qualche certezza sul loro futuro. Al termine delle due partecipatissime assemblee (ieri ad Arco, venerdì scorso a Rovereto) i circa 900 lavoratori di Dana Italia del Trentino hanno dato mandato alle loro Rsu di organizzare una serie di scioperi a singhiozzo a partire dalla prossima settimana.
Sullo sfondo c'è la questione della vendita annunciata da parte della casa madre americana di 11 su 12 degli stabilimenti italiani del gruppo (che interessano 3.800 lavoratori) e di una trentina in tutto il mondo della divisione "off-higway" e la decisione di delocalizzare parte della produzione di assali dell'unità produttiva di Rovereto in Messico. Una mossa che i dirigenti della multinazionale hanno spiegato nell'incontro convocato giovedì scorso al ministero delle imprese e del made in Italy a Roma, ma che non ha soddisfatto i sindacato.
«Certo che non ci basta quanto ci è stato detto l'altro giorno - spiega Luciano Remorini della Fim Cisl - L'azienda non ha motivato le sue intenzioni né ha spiegato come intende muoversi in futuro».
Remorini aggiunge che, se le Rsu stanno organizzando iniziative ad hoc dentro gli stabilimenti, come sindacati si sta pensando a una manifestazione generale, magari in città a Trento, con i lavoratori Dana e tutti quelli dell'indotto.
«Perché - motiva Remorini - forse non ci si rende conto che la partita che si giocherà a Roma interessa non solo Dana, ma anche le aziende in monocommittenza che di fatto sono fornitrici di Dana».
Si calcola che per ogni lavoratore del gruppo statunitense, in Trentino ci sia un altro occupato nelle aziende che, nel corso degli anni, sono nate e si sono sviluppate come fornitrici. Già il trasferimento in Messico del 30 per cento della produzione dello stabilimento di Rovereto a partire da metà del prossimo anno potrebbe avere ripercussioni sull'indotto.
«Che poi - insiste Remorini - nonostante l'azienda parli di un 30 per cento, a noi risulta di più, almeno guardando gli ordinativi».
Insomma, c'è tanto "non detto" in questa fase. E i lavoratori trentini al momento sembrano essere quelli che rischiano di più. Il perché è presto detto. Finora solo riguardo allo stabilimento di Rovereto si è parlato di spostamento della produzione. Non solo. Nella prima convocazione da parte della multinazionale americana si citava esclusivamente Dana Italia, ovvero le fabbriche trentine e quella di Como. Poi l'ambito è stato allargato.
Perché? Il timore sotto sotto è quello che il management in Ohio abbia alzato la posta per mettersi in una posizione di vantaggio in vista di una trattativa, e portare a casa il vero obiettivo, ovvero la vendita del ramo Dana Itala e delocalizzare la produzione all'estero. E i lavoratori? «Al momento - ammette Remorini - sono pietrificati. Capiscono che a loro non è stata raccontata tutta la verità e sono naturalmente preoccupati».
E ora? «Ci aspettiamo al più presto una nuova convocazione al ministero per cominciare ad entrare nel concreto: abbiamo bisogno di capire il piano industriale, i tempi della vendita, i possibili acquirenti prima che ci venga calato tutto dall'alto a cose fatte».


