TRENTO. Concast e Latte Trento hanno siglato un protocollo d’intesa che ricompone le tensioni emerse negli ultimi mesi e mette in sicurezza il futuro della cooperazione lattiero-casearia trentina. L’accordo consente infatti di superare la richiesta di uscita dal Consorzio avanzata da Latte Trento e fissa un percorso condiviso di durata triennale, dal 1° luglio 2026 al 30 giugno 2029, con l’obiettivo di dare stabilità economica alla filiera e più certezze ai soci allevatori.

L’intesa arriva in una fase delicata per il comparto, segnata dal calo del prezzo del latte alla stalla e da forti pressioni sui costi lungo tutta la catena produttiva. Una situazione che pesa soprattutto sulle aziende di montagna, dove l’allevamento mantiene anche una funzione ambientale e sociale. In questo quadro il protocollo punta a rafforzare l’unità del sistema, sostenere il reddito degli allevatori e consolidare la competitività delle produzioni cooperative trentine, a partire dal Trentingrana.


Tra i punti centrali figurano l’impegno di Latte Trento a restare nel sistema consortile, la revoca delle procedure di uscita e l’aumento della produzione di forme di Trentingrana. L’accordo definisce inoltre regole condivise su prezzo, ripartizione dei costi, canali di vendita e governance, con l’obiettivo di rendere più trasparente e stabile il rapporto tra le parti. Previsto anche un rafforzamento delle sinergie nella commercializzazione, così da ottimizzare i costi e difendere il valore del prodotto sul mercato.

Alla firma hanno partecipato anche la Federazione Trentina della Cooperazione e la Provincia autonoma di Trento, con il ruolo di osservatori e garanti. Per il presidente della Provincia Maurizio Fugatti l’intesa rappresenta un segnale di responsabilità in una fase complessa, mentre il presidente della Cooperazione Trentina Roberto Simoni ha sottolineato il valore del risultato raggiunto dopo mesi di confronto. Sulla stessa linea il presidente di Concast Stefano Albasini e quello di Latte Trento Renato Costa, che hanno evidenziato la necessità di ritrovare unità per tutelare gli allevatori e dare prospettive più solide all’intero comparto.