Il caso-Cipro rischia di riaccendere l'incendio della crisi, mettendo in difficoltà Spagna e Italia che da mesi lottano contro il contagio. E di fronte alla bocciatura del salvataggio europeo da parte del Parlamento cipriota, sui mercati finanziari torna la paura, con alta tensione sugli spread e nuovi, forti cali fra le borse.
Il bazooka messo in campo dalla Bce di Mario Draghi aveva finora messo un freno ai timori per la situazione della piccola isola mediterranea. E fra gli investitori prevale ancora l'incredulità, lo scetticismo che a un'economia piccola come quella cipriota, con un Pil di appena 18 miliardi di euro, poco più di un centesimo di quello italiano, possa essere consentito di riportare il caos sui mercati finanziari globali.
Ma le immagini dei cittadini ciprioti in coda davanti ai bancomat, dopo la chiusura delle banche per evitare la corsa a ritirare i depositi minacciati da un prelievo forzoso, evocano lo spettro di una fuga dei capitali. La bocciatura in Parlamento sul salvataggio europeo di fatto azzera tutto e fa intravedere un nuovo negoziato con Bruxelles dagli esiti incerti. Le borse europee chiudono in forte calo, con Madrid e Milano peggiori a -2,20% e -1,59% rispettivamente seguite da Parigi (-1,30%) e Francoforte (-0,79%) e Londra (-0,26%). Lo spread dell'Italia chiude a quasi 340, la Spagna a 369; l'euro scende sotto 1,29, vicino ai minimi di novembre. L'istituto tedesco di ricerca economica Zew avverte: «La situazione politica in Italia e il pacchetto di salvataggio per Cipro hanno aumentato il rischio che la crisi dell'Eurozona peggiori di nuovo». Il New York Times rincara la dose: preoccupa la «cagionevole salute» delle banche italiane, con il pericolo che «possano porre un rischio sistemico al sistema bancario italiano». Jeroen Dijsselbloem, il presidente dell'Eurogruppo, ieri ha detto, categorico, che è «fuori questione» che possa esserci un prelievo forzoso in altri Paesi europei.
Sui mercati prevale l'incertezza. Gli investitori sanno che, come in Islanda, la crisi a Cipro ruota attorno a un sistema bancario cresciuto fino a raggiungere sette volte (in Islanda erano 12) le dimensioni del Pil. Le banche non riescono a far fronte a 4,5 miliardi di perdite subite sul debito greco. Il governo da solo non ce la fa. Chiede aiuto all'Europa, che però con un prestito troppo grande ingigantirebbe il debito del Paese, già oggi superiore ai 15 miliardi di euro: il debito di Cipro volerebbe a 25 miliardi (il 140% del Pil) già con il prestito da 10 miliardi negoziato con Bruxelles, ma supererebbe addirittura il 170% del Pil senza i 5,8 miliardi provenienti dal prelievo sui depositi.
In questo quadro la stangata sui conti correnti a Cipro è probabilmente inevitabile. Il braccio di ferro è fra l'Europa, che chiede di colpire solo i depositi superiori ai 100.000 euro, e Nicosia, che ha finora strappato un prelievo anche su quelli oltre 20.000 euro temendo una fuga dei grandi capitali, soprattutto russi.
Cipro boccia la manovra Spagna e Italia ballano
Il caso-Cipro rischia di riaccendere l'incendio della crisi, mettendo in difficoltà Spagna e Italia che da mesi lottano contro il contagio. E di fronte alla bocciatura del salvataggio europeo da parte del Parlamento cipriota, sui mercati finanziari torna la paura, con alta tensione sugli spread e nuovi, forti cali fra le borse. Il bazooka messo in campo dalla Bce di Mario Draghi aveva finora messo un freno ai timori per la situazione della piccola isola mediterranea
20 marzo 2013 • 07:37

