Intesa Ue-Mercosur: tra i prodotti tutelati le mele altoatesine, ma il Trentino non c’è
La storica firma tra Unione Europea e Sud America (Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay): «divieto di imitazione» per 340 eccellenze alimentari europee, di cui 57 italiane. Degasperi (Onda): «Scorrendo l’elenco non ho trovato nulla di locale»
TRENTO. Un accordo storico, arrivato dopo oltre venticinque anni di negoziati: c'è il via libera politico (contrari Francia, Polonia, Austria, Ungheria e Irlanda astenuto il Belgio) per l'intesa tra Unione Europea e Mercosur (l'organizzazione economica che comprende Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) per la tutela e il libero scambio di 340 prodotti alimentari tradizionali europei. E di questi ben 57 sono italiani.
Ma, scorrendo la lista, il Trentino (con le sue eccellenze gastronomiche ed enologiche) non c'è. Ci sono i nostri vicini dell'Alto Adige, con le loro mele (Mela Alto Adige - Südtiroler Apfel), ci sono il Prosecco e la mortadella di Bologna, ci sono il Taleggio e i Cantuccini Toscani, ma nessun prodotto trentino.
Non le mele o il Trentodoc, non il Puzzone o la Carne salada. Un'assenza che pesa, anche e soprattutto perché l'accordo non è certo solo una questione di "bollini" o di "sigle": in ballo ci sono miliardi di euro (a livello europeo) e centinaia di milioni di euro (a livello italiano). La Farnesina ha spiegato che «il libero scambio tra i Paesi dell'Ue e Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay rappresenta una grande opportunità per tutte le nostre imprese. Un accordo che farà crescere le nostre esportazioni, con l'obiettivo di raggiungere i 700 mld di export, e che prevede l'azzeramento o la forte riduzione dei dazi sui prodotti e servizi che rappresentano oltre il 90% dell'export UE. Senza dimenticare le clausole di salvaguardia rafforzate per proteggere alcune filiere sensibili del comparto agroalimentare, con il "divieto di imitazione" di 340 prodotti tradizionali».
Riassumendo l'intesa - contestata con cortei e proteste soprattutto in Francia, ma anche a Milano - prevede l'eliminazione degli elevati dazi doganali (gli esportatori UE risparmieranno 4 miliardi di euro all'anno), procedure doganali agevolate e appunto il divieto di imitazione dei prodotti tradizionali. La notizia ha avuto immediatamente un riflesso politico anche in Trentino: «Ho letto la lista e sono rimasto davvero molto sorpreso nel non trovare alcun prodotto del Trentino», riflette il consigliere provinciale di Onda Filippo Degasperi.
«Chiedo semplicemente, con tutte le cautele del caso, a Dipartimento e Assessorato una spiegazione, un perché. Leggo nella lista i nostri concorrenti e rilevo che si apre a un mercato dipinto come in forte crescita, con quindi possibili nuovi orizzonti economici: mi pare strano che non ci siano mele, vini, formaggi e salumi trentini». Tornando all'elenco, tra gli altri prodotti troviamo l'Aceto Balsamico di Modena, l'Asiago, la Bresaola della Valtellina, la Fontina, il Grana Padano, il Parmigiano Reggiano, il Pomodoro S. Marzano, il Prosciutto di Parma, il Barbaresco e il Chianti.