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VERONA. Nemmeno il più ottimista degli organizzatori avrebbe potuto pronosticare il boom di presenze registrato domenica alla giornata inaugurale dell'edizione numero 54 di Vinitaly (10-13 aprile).
Verona è stata letteralmente presa d'assalto dagli operatori del settore, ma soprattutto dai wine lover (molti i giovanissimi) fin dalle primissime ore del mattino: code ai caselli autostradali, parcheggi in tilt, ingressi della Fiera scaglionati per consentire (dopo le disposizioni anti Covid) l'accesso in sicurezza ai 19 padiglioni e ai 4.400 stand dislocati nella cittadella del vino che quest'anno occupa un'area espositiva di 95 mila metri quadrati.
Evidentemente c'era voglia di rinascita dopo i due anni di forzato stop per colpa della pandemia.
Molti gli operatori stranieri (20 le nazioni presenti) e moltissimi i buyer internazionali (680 per la precisione) provenienti da oltre 50 paesi.Il Trentino dei colossi cooperativi e i Vignaioli indipendenti. Il Trentino è presente con 70 aziende: i colossi della cooperazione, i grandi gruppi privati, le piccole aziende e i vignaioli indipendenti. Questi ultimi hanno fatto fronte comune nello stand collettivo della Fivi (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti).
Soddisfatto della prima giornata di fiera il presidente nazionale, il trentino Lorenzo Cesconi, che proprio ieri assieme al segretario nazionale dell'Adiconsum, Andrea Di Palma, ha incontrato il sottosegretario del ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Gian Marco Centinaio, in merito ad una auspicata riforma del sistema di etichettatura dei vini. «L'etichetta - ha ribadito - è uno strumento fondamentale per il consumatore che vuole acquistare in maniera consapevole e con il maggior numero di informazioni una buona bottiglia di vino».
Quanto all'attuale momento del mercato, i timori sono legati all'aumento dei costi delle materie prime (vetro, cartoni, packaging), mentre per quanto riguarda le vendite il mercato, soprattutto l'export, potrebbe risentire della guerra in corso alle porte di casa.
Ferrari e Pedrotti spumanti: la storia siamo noi. Folla record per l'intera giornata nel padiglione del Trentino. Sold out in particolare gli stand che proponevano le bollicine di montagna.
Soddisfatti i responsabili delle grandi strutture cooperative (Càvit e Mezzacorona in primis), ma anche le cantine associate all'Istituto Trentodoc (sono 61).
Le vendite hanno superato per la prima volta quota 12 milioni di bottiglie.
Il record spetta alla casa spumantistica Ferrari che proprio a Vinitaly ha festeggiato i 120 anni di vita dello storico marchio. Un traguardo raggiunto grazie alla lungimiranza di un giovane imprenditore della Valsugana, Giulio Ferrari, un pioniere, che nel 1902 realizzò il sogno di creare in Trentino uno spumante degno di confrontarsi con i migliori Champagne francesi.
Oggi le 10 mila bottiglie degli anni Cinquanta del "sior" Giulio, custodite nella storica cantina di via Belenzani, dopo l'acquisizione del marchio (1952) da parte della famiglia Lunelli, hanno superato quota 6 milioni e 800 mila.
A Vinitaly la maison di Ravina ha presentato ai collezionisti tre annate "limited edition" della nuova linea Ferrari Perlé: il 2001, il 2003 e il 2005 con sboccatura 2021. Un inno alla longevità e alla bellezza del tempo. Festeggiamenti per i 120 di fondazione della cantina anche nello stand Pedrotti Spumanti di Nomi con il patriarca Paolo e le figlie Donatella e Chiara a fare gli onori di casa. Oltre al Trentodoc Brut Nature e ai Millesimati, la famiglia Pedrotti ha presentato con orgoglio i tre "gioielli" della casa: il Brut Riserva 12 anni, la Riserva Pas Dosé 111 e l'Extra Brut Riserva Speciale 1988. Boom delle bollicine italiane: superata quota un miliardo.
In campo nazionale il 2021 sarà ricordato come l'annata boom per quanto riguarda il settore delle bollicine con l'Italia che ha superato il miliardo di bottiglie: il solo Prosecco ne ha prodotte 753 milioni (grazie anche all'exploit del neonato Prosecco Rosé: 71 milioni), l'Asti spumante 105 milioni, la Franciacorta oltre i 20 milioni, il Trentodoc 12 milioni, l'Oltrepo' Pavese 11 milioni. A questi numeri, per arrivare alla cifra totale del miliardo di bottiglie, vanno aggiunte una miriade di piccole realtà: dalla Valle d'Aosta alla Sicilia, dall'Alta Langa alla Sardegna, dal Friuli alla Puglia. L'antica Enotria sta diventando patria delle bollicine.
La nuova frontiera? I vitigni resistenti. Vinitaly quest'anno ha aperto le porte anche agli Orange Wine (vini bianchi macerati in anfora), ai biodinamci e ai Piwi (acronimo del tedesco PilzWiderstandsfähig), vitigni resistenti alle malattie fungine.
In Fiera abbiamo incontrato uno dei portabandiera di questa nuova frontiera: il trentino Nicola Biasi che a Coredo a 1000 metri di quota produce il "Vin de la Neu" (Vino della Neve in noneso) da uve Johanniter, pluripremiato nei concorsi nazionali e internazionali. Biasi ha creato una rete di cantine che hanno abbracciato questa filosofia che punta alla sostenibilità ambientale. Reale e non di facciata. «Il futuro della vitienologia - ha ribadito - sarà all'insegna dei vitigni resistenti che non necessitano di antiparassitari».
Le grandi griffe trentine e altoatesine.
Sabato l'inaugurazione di Vinitaly era stata preceduta dalla ormai tradizionale Anteprima di "Opera Wine" con le 100 grandi griffe del vino italiano che hanno sfilato nelle Gallerie Mercatali (un gioiello di archeologia industriale veronese) recentemente restaurate. Tre le etichette del Trentino premiate da «Wine Spectator»: due Trentodoc (il Ferrari Brut Perlé 2007 e Madame Martis Riserva 2009 di Maso Martis) e un rosso d'autore: il San Leonardo Vigneti della Dolomiti 2015 della tenuta Marchesi Guerrieri Gonzaga di Borghetto d'Avio.
Tre le griffe altoatesine: il Sauvignon Alto Adige Terlano Quarz 2019 della Cantina Terlano, lo Chardonnay Riserva Troy 2016 della Cantina Tramin e il Beyond the Clouds 2019 di Elena Walch che ha annunciato per l'anno prossimo il battesimo ufficiale del primo Trentodoc prodotto nel vigneto (10 ettari) di Civezzano, località Seregnano.
Premio Betti. È Lorenzo Simoni, titolare delle cantine Monfort di Lavis, il vincitore del "Premio Angelo Betti" per il Trentino, assegnato ieri al Vinitaly. Un premio assegnato a lui perché « è persona seria e genuina» E «dedica particolare attenzione al recupero di vigneti marginali e varietà autoctone».Oggi e domani si replica: trenta i convegni previsti e 76 le degustazioni tematiche organizzate da Consorzi e cantine private nelle sale riservate della Fiera. Non c'è che l'imbarazzo della scelta.


