Imprese trentine a caccia di ingegneri e operai

di Angelo Conte

Le imprese trentine non riescono a trovare il 10% del personale stabile (non stagionale) di cui hanno bisogno. E si arriva a settori, come l’industria dei metalli o i trasporti, in cui addirittura una assunzione su tre è considerata difficile. Matematici, fisici, chimici, ingegneri ma anche operai specializzati in carpenteria, fonderia, o semplici lattonieri. Secondo le aziende trentine che hanno risposto al questionario sulle assunzioni nel 2015, sono queste, in particolare le professionalità considerate introvabili. E non sono poche, come si ricava dallo studio Excelsior messo nero su bianco dalla Camera di commercio di Trento. La domanda «non stagionale» è prevista ammontare a 5.570 unità (in aumento rispetto alle 5.210 unità del 2014) di cui 1.520 nell’industria e costruzioni e 4.050 nei servizi. Nel corso del 2015, però, sono 570 i posti che le imprese ritengono di non riuscire a coprire a causa della mancanza di candidati adatti al lavoro. Secondo l’indagine Excelsior, il 10,2% delle assunzioni non stagionali previste per il 2015 è considerato di difficile reperimento da parte delle imprese trentine. Percentuale in calo rispetto a qualche anno fa. «Questo fatto - spiega il rapporto Excelsior - è probabilmente da ricondursi alla combinazione di bassi livelli della domanda di lavoro e alti livelli di offerta» ma anche al fatto che «il sistema formativo sia stato in grado di intercettare meglio la domanda proveniente dalle imprese».
Il dato delle provincia di Trento è, inoltre, inferiore rispetto al Nord Est (13,8%) ed anche alla media nazionale (12,0%).
Le professioni di più difficile reperimento sono quelle intellettuali, scientifiche di elevata specializzazione (33,6%), in particolare gli specialisti in scienze matematiche, informatiche, chimiche e fisiche e gli ingegneri e professioni assimilate. Non mancano però professioni meno qualificate in cui è marcata la difficoltà di reperimento. Il riferimento va in particolare ai fonditori, saldatori, lattonieri, calderai, montatori di carpenteria metallica e professioni simili e ai conduttori di veicoli a motore. Se si guarda ai settori in cui la ricerca di personale specializzato è più difficile, troviamo in particolare l’artigianato e l’industria.
Secondo quanto hanno risposto le imprese, infatti, nel corso del 2015 la percentuale delle assunzioni stagionali per figure considerate di difficile reperimento sono il 10,2%, pari a 570 in totale, di cui 150 per l’industria e 420 per l’artigianato. Rispetto agli anni precedenti, si nota come quella dell’anno in corso sia la percentuale più bassa. Nel 2012 in provincia risultava di difficile reperimento il 21,7%, scesi al 10,5% sia nel 2013 sia nel 2014. Riguardo ai settori nell’industria sono di difficile reperimento 15 assunzioni su 100, nell’artigianato l’8,4%. Nel commercio la difficoltà si riduce al 4,7%, negli altri servizi in generale sale all’11,5%.
Considerando il solo settore industriale, la sezione che evidenzia le maggiori difficoltà di reperimento è anche per l’anno in corso quello dell’industria dei metalli (30,1%, praticamente una assunzione su tre), mentre all’interno dei servizi, sono i sottosettori dei servizi avanzati (35,5%) e dei trasporti e logistica (31,2%) ad evidenziare le difficoltà di reperimento maggiori. I motivi alla base della difficoltà di reperimento sono il ridotto numero di candidati (5,7% dei casi) sul totale delle assunzioni e l’inadeguatezza dei candidati (4,5% dei casi).
Il tempo medio di ricerca delle figure professionali rimane, anche nel 2015, leggermente superiore in Trentino (4,4 mesi) rispetto al Nord Est (4,2 mesi) e all’Italia (3,8 mesi).


I POSTI AUMENTANO

Il 2015 dovrebbe vedere un’altra riduzione di posti di lavoro delle imprese, anche se le assunzioni aumentano con maggior forza e permettono di ridurre il saldo negativo del 2014. Questo quanto emerge dalla ricerca Excelsior. In Trentino, poi, le imprese che prevedono di effettuare assunzioni sono quest’anno il 22,3%, un valore sostanzialmente stabile rispetto al dato dello scorso anno (22,2%) ma inferiore rispetto a quelli rilevati dal 2007 al 2011, che si erano sempre collocati al di sopra del 30%.
Anche nel 2015, poi, il saldo occupazionale previsto risulta negativo e pari a -1.480 unità. Questo dato è però in miglioramento rispetto al saldo del 2014 (-2.200), che a sua volta era risultato migliore rispetto al dato negativo del 2013, il peggiore da quando è stata avviata l’indagine Excelsior. Il trend che si rileva è quindi quello di un costante lieve miglioramento negli ultimi due anni della situazione del mercato del lavoro, pur in presenza però di un numero di entrate costantemente inferiore rispetto alle uscite. Le assunzioni previste (stagionali e non stagionali) saranno quindi pari a 15.600 unità (erano 14.180 nel 2014, +10%), a fronte dell’uscita per ritiro dal mercato del lavoro, scadenza del contratto stagionale o per altri motivi di 17.080 unità (16.380 nel 2014). Rispetto al 2014 si rilevano un aumento sia delle entrate che delle uscite, più marcato però per le prime. A livello settoriale il deficit maggiore è a carico degli alberghi e ristoranti (-630 unità), delle costruzioni (-340 unità) e del commercio (-310 unità). I settori che presentano invece un leggero saldo positivo sono: l’industria dei metalli (+70 unità) e l’informatica e le telecomunicazioni (+40 unità).

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Delle 15.600 assunzioni previste per il 2015, sia in sostituzione di personale in uscita che per occupare nuove posizioni lavorative, 1.150 assunzioni riguardano l’industria in senso stretto, 760 le costruzioni, 1.210 il commercio e 12.480 gli altri servizi. Di questi ultimi 7.660 assunzioni riguardano il settore turistico e si tratta, quindi, solo di stagionali. Facendo riferimento alla dimensione aziendale, il saldo maggiormente negativo si riferisce alle piccole imprese (fino a nove dipendenti) con -1.300 dipendenti, le medie (da 10 a 49 dipendenti) mostrano un saldo negativo di 230 unità, mentre le grandi imprese (da 50 dipendenti e oltre) mostrano un saldo positivo di 60 dipendenti.
Prospettive di lavoro con maggiore stabilità, cioè a tempo indeterminato, riguardano il 13,8% delle assunzioni in aumento rispetto all’11,6% del 2014, quale probabile effetto determinato dalle misure varate dal governo nel cosiddetto jobs act. L’industria con un 33,9% di contratti a tempo indeterminato assicura prospettive di lavoro più sicure, a fronte di un valore medio dei servizi pari al 10,9%, il quale però nasconde una notevole variabilità: nei settori dei servizi informatici, avanzati e operativi i contratti a tempo indeterminato interessano circa la metà dei nuovi assunti, nel commercio, nel servizi alle persone, nei trasporti e in altri servizi riguardano meno di un quinto dei nuovi assunti, mentre nel settore del tempo libero e ancor più in quello turistico e della ristorazione sono marginali.

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