PHOTO
TRENTO. Un raccolto in aumento sul 2024, una qualità buona in generale, con punte d'eccellenza nei bianchi a base spumante. Il Trentino archivia una vendemmia 2025 con soddisfazione. Al Consorzio Vini stanno ultimando le ultime statistiche, ma il quadro complessivo è noto e lascia motivi per sorridere: «Dovessimo dare un voto a questa vendemmia, direi un 7,5 o anche un 8» riassume il direttore del consorzio, Graziano Molon.
Direttore, partiamo da un quadro generale. Com'è andata?
«Questa è stata un'annata sicuramente positiva, nonostante il meteo che ci ha fatto penare un po' a luglio, con precipitazioni molto abbondanti e ci ha costretto ad una vendemmia veloce, iniziata a ferragosto e conclusa con gli ultimi rossi intorno al 16 settembre».
Partiamo dalla produzione.
«Siamo in media con gli ultimi 10 anni, ma in crescita rispetto al 2024 di circa l'8 - 10%. I dati definitivi non li abbiamo ancora, ma come ordine di grandezza, sono stati raccolti all'incirca un milione 100 mila quintali di uva».
E adesso parliamo di qualità. Partiamo dai bianchi?
«Certo. I bianchi, che rappresentano il 70% dei terreni vitati del Trentino, sono stati raccolti per primi ed hanno fatto registrare un'ottima qualità, soprattutto per quelli a base spumante, chardonnay e pinot nero. Quello che ha fatto la differenza è stata la capacità di concludere la vendemmia con grande rapidità, necessaria per via delle precipitazioni».
Nel senso che in caso di grappoli maturi, qualche giorno si pioggia avrebbe generato del marciume?
«Sì. La rapidità è stata necessaria per via del meteo, per mantenere l'uva sana e quindi di qualità. Le temperature sotto la media a luglio e le precipitazioni abbondanti hanno costretto ad essere veloci».
Un calcolo dei tempi reso possibile soprattutto grazie alla collaborazione tra i tecnici delle cantine e i contadini.
«Senza dubbio. In questo devo dire che i tecnici delle cantine hanno da tempo un ruolo fondamentale. Oggi la tempistica e l'indicazione tecnica sulla tempistica, sia sui trattamenti che sul raccolto, è fondamentale per portare a casa una vendemmia ottimale. Ormai sono tutti in contatto, nelle chat, i contadini sono avvisati con messaggi in tempo reale, anche grazie ai bollettini meteo sempre più precisi anche se mutevoli per via del clima che cambia. Ormai quel che vale oggi è messo in discussione domani, ma sono tutti preparati a questo, e attraverso un lavoro di quadra, tutto è più facile, ma o un lavoro che richiede grande organizzazione».
E i rossi?
«I rossi, che da noi sono soprattutto Teroldego a nord e Marzemino a sud, hanno avuto una buona annata dal punto di vista della qualità. Soffrono tuttavia di un momento di mercato non facile: c'è un trend in flessione a livello nazionale che penalizza tutti i rossi, anche i blasonati, e di conseguenza anche i nostri».
Un problema culturale o legato alle mode?
«Dipende da tanti fattori, molti culturali. Ci si sposta sui bianchi, meno impegnativi, le bolle in primis, ma anche i bianchi fermi, preferiti per gli aperitivi. Più difficilmente si bene un rosso all'aperitivo, anche se meriterebbe. A cena poi sempre più di rado una coppia prende la bottiglia da sette decimi, se non si tratta di un'occasione particolare e allora cerca la bottiglia particolare. Io credo che sia una tendenza momentanea, perché i rossi fanno parte della nostra tradizione, ma per il momento è così».
A proposito di mercato e di difficoltà. Si sta già iniziando a vedere qualche scossone dovuto ai dazi negli Usa?
«Noi non abbiamo informazioni dirette, abbiamo però il sentore degli operatori. E possiamo dire che in generale i dazi non fanno mai bene, né a chi li subisce, né a chi li mette. Un dazio al 15% poi, unito ad un dollaro debole, è ciò di cui il comparto vino non aveva proprio bisogno. Vedremo, Bruxelles sta ancora trattando per capire se si potrà avere un trattamento diverso per il mondo del vino, vedremo. Certo dopo le feste si inizierà a capire l'impatto delle misure».


