PHOTO
Il Trentino sta diventando la terra del «Bengodi», il nuovo Eldorado dove ricercatori e imprese minerarie profondono le loro energie e le loro risorse per portare alla luce preziosi frammenti di terra? Dopo l'accoglimento della Giunta provinciale della richiesta avanzata da un anziano ingegnere di Conegliano Veneto per la concessione di scavi e prospezioni geologiche per estrarre oro sul monte Baldo (nel Comune catastale di Nago - Torbole) e dopo l'ormai avviata ricerca di uranio in val Rendena, che ha suscitato non poche polemiche da parte dei comuni interessati alle ricerche i quali vedono compromesso l'assetto paesaggistico delle loro montagne, la Giunta provinciale con una recente deliberazione ha concesso all'AGIP il permesso di ricerca di minerali di uranio e torio nel territorio di Cima d'Avola, sito nel comune catastale di Daone.
La vicenda che ha portato all'interessamento della individuazione di giacimenti di uranio in val Canonica è nata ancora vent'anni fa quando nella zona erano stati fatti dei lavori idroelettrici, poi fermati. Con istanza presentata il 10 febbraio scorso, l'AGIP ha chiesto il rilascio del permesso di ricerca per minerali di uranio e torio nella zona di cima d'Avola sita nel comune di Daone, su una superficie che si estende per 664 ettari.
Sentito il parere favorevole del distretto minerario, la Giunta provinciale ha deliberato di concedere il permesso di ricerca per una durata di due anni, con alcuni precisi vincoli: l'inizio dei lavori deve avvenire entro tre mesi dalla deliberazione della Giunta, ogni tre mesi il distretto minerario deve essere informato sull'andamento dei lavori; tutti i campioni geologici dei terreni attraversati dalle ricerche devono essere conservati e all'occorrenza forniti al distretto minerario. Infine di corrispondere alla pubblica amministrazione di Trento il diritto annuo di anticipo di lire 160 per ettaro per una somma complessiva di lire 103.040.
Assodata la presenza di uranio nelle valli Giudicarie, della quale comunque se ne conosceva l'esistenza anche molti anni fa (attualmente sono 4 le concessioni in valle site sul monte Toff e in val Daone, mentre in Alto Adige ricerche si stanno facendo in val d'Ultimo, nella zona di Malles e in val Aurina) resta da determinare la cosa essenziale, vale a dire la percentuale con cui il minerale è presente. Si tratta di giacimenti di origine secondaria, dovuti a fenomeni di trasporto di origine glaciale, fluviale o alluvionale.
Secondo i tecnici del distretto minerario l'interesse, che ha condotto a queste ricerche non è tanto quello di individuare grossi giacimenti ma capire la genesi, con la quale questi depositi sono avvenuti e attraverso questa risalire a delle conclusioni di carattere strutturale. Si tratta in sostanza di semplici ricerche stratigrafiche e non minerarie, allo scopo di individuare la reale disponibilità del sottosuolo.


