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TRENTO. È passato poco più di un anno dalla tragedia familiare che aveva sconvolto il Trentino: nella notte tra il 3 e il 4 aprile 2025, in un appartamento di Mezzolombardo, il diciannovenne Bojan Panic uccise il padre Simeun colpendolo più volte alla schiena con un coltello (nella foto, padre e figlio). Lo fece per difendere la madre, vittima di ripetuti maltrattamenti.
In sede di incidente probatorio, sono state depositate e discusse le perizie sulla capacità del ragazzo di intendere e di volere al momento dell'omicidio. L'udienza è durata poco meno di un'ora. Il gip Gianmarco Giua aveva incaricato un proprio perito, il dottor Giacomo Filippini di Brescia; anche la procura aveva indicato un proprio consulente, così come la famiglia Panic che - attraverso l'avvocata Veronica Manca - ha affidato il compito a Giuseppe Sartori, professore emerito di neuropsicologia e neuroscienze forensi all'Università di Padova. La procura, all'indomani della tragedia, aveva disposto l'autopsia sul corpo della vittima, Simeun Panic, 46 anni, e le analisi dei contenuti presenti sui telefoni della vittima e dei suoi familiari (la moglie e i due figli).
«Picchiava la mamma e non ne potevo più» aveva detto agli inquirenti Bojan Panic, confessando il delitto. Quella notte il ragazzo si trovava in casa insieme alla madre e al fratello minore. All'1.30 circa il padre, alterato all'alcol, era entrato in camera urlando e pretendendo di vedere il cellulare della donna. È a quel punto che Bojan Panic, temendo che il padre alzasse le mani per l'ennesima volta contro la madre, lo colpì con un coltello. Il 19enne era tornato in libertà il giorno stesso dell'arresto: la procura non aveva ritenuto necessaria la permanenza in carcere, non sussistendo la necessità delle misure cautelari.


