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TRENTO. Sacchi di pellet pubblicizzati on line a prezzi ribassati, con il vantaggio della consegna a domicilio: con un click decine e decine di famiglie hanno prenotato la loro scorta e atteso per tanti, troppi giorni l’arrivo del furgone. Alle lamentele per il mancato recapito della merce, i responsabili dell’azienda - che ha sede in Trentino - sono caduti dalle nuvole e solo ricostruendo con i clienti l’accaduto hanno compreso ciò che si stava verificando “in rete” a loro insaputa: il sito internet della ditta era stato clonato. Un lavoro, tra l’altro, fatto bene e che facilmente poteva trarre in inganno le persone.
La truffa dei pellet è arrivata anche nella nostra provincia: vittime sono sia i clienti che hanno perso decine se non centinaia di euro ciascuno, sia la ditta trentina che ha scoperto il sito clone su cui avvenivano le truffe e immediatamente segnalato il fatto ai carabinieri.
Secondo una modalità nota, per attirare l’attenzione delle persone i truffatori del web creano siti copiando l’e-commerce di aziende conosciute ed affidabili. Nel caso della ditta trentina, il nome era stato leggermente cambiato, ma il sito clone riportava una grafica assai simile a quella del sito originario e, soprattutto, i dati reali quali sede, numero del registro delle imprese, partita Iva. Cambiavano, naturalmente, le modalità di pagamento.
Dopo una complessa attività di indagine, i carabinieri della stazione di Borgo Valsugana hanno ricostruito il percorso del denaro e denunciato due donne di origine campana per sostituzione di persona finalizzata alla truffa. Le due indagate avrebbero messo a disposizione i loro conti correnti per ricevere i soldi dei clienti, ma non avrebbero trattenuto nulla: gli importi venivano poi “girati” subito a banche con sede all’estero. Su un solo conto nell’arco di quattro mesi sono transitati - secondo il calcolo degli inquirenti - dai 30 ai 40mila euro.
Proprio qualche settimana fa era stata l’Associazione italiana energia dal legno (Aiel) a mettere in guardia le persone dai siti truffa. Il principale campanello d’allarme è il prezzo del pellet: mentre un sacco da 15 chili può costare tra 7 e oltre 10 euro, a seconda del prodotto e delle certificazioni, le finte promozioni possono scendere addirittura sotto la soglia dei 4 euro. Attenzione poi alle fatture, con documenti apparentemente regolari sui quali compaiono coordinate bancarie intestate a soggetti diversi dall’impresa venditrice: prima di effettuare il bonifico il consiglio è verificare che l’intestatario del conto corrisponda alla ragione sociale dell’azienda dalla quale si sta acquistando.
Per ridurre i rischi, Aiel suggerisce inoltre di controllare il fornitore attraverso il database ufficiale ENplus, verificando codice identificativo, indirizzo internet, numero di telefono e posta elettronica. Se il pagamento è già stato effettuato, come accaduto ai clienti vittime del sito clone dell’azienda trentina, è bene recarsi il prima possibile dai carabinieri o dalla polizia per denunciare l’accaduto: la segnalazione immediata può evitare che altri ignari cittadini possano cadere nella truffa.


