TRENTO. Sono 66 le persone per le quali la Procura ha stato chiesto il rinvio a giudizio nell'ambito dell'inchiesta "A Chiese aperte", l'indagine sui contributi pubblici, false attestazioni in procedimenti penali e ipotesi corruttive. Si è tenuta l'udienza davanti al Gup Marco Tamburrino che, dopo la costituzione delle parti, ha rinviato a novembre per la valutazione da parte di alcune eccezioni avanzate dalla difesa.

In un comunicato della Procura della Repubblica viene spiegato che i soggetti coinvolti sarebbero "a vario titolo coinvolti in un sistema illecito che ha per oggetto l'indebita percezione di contributi pubblici, la falsa attestazione di attività connesse ai procedimenti di lavoro di pubblica utilità e di messa alla prova, nonché di condotte di natura corruttiva". Un'indagine portata avanti da finanzieri e carabinieri della sezione di polizia giudiziaria che ad aprile 2025 aveva portato in carcere tre persone: Michele Bragagna, considerato il promotore e la mente, Monica Mosna e Mauro Lunelli. Ma l'elenco dei coinvolti è molto più lungo. Tra gli oltre 60 soggetti per i quali è stata presentata domanda di rinvio a giudizio c'è anche quello dell'imprenditore di Andalo Claudio Agostini, nome noto per l'inchiesta "sciabolata" e quello di un avvocato.

"L'attività investigativa che ha coinvolto le società hanno consentito di delineare l'esistenza di un'associazione finalizzata alla realizzazione di una pluralità di condotte illecite - scrive nella nota la Procura - consistenti principalmente nell'ottenimento di contributi pubblici attraverso la predisposizione e l'utilizzo di documentazione ritenuta artificiosa e non corrispondente al vero, nonché nella creazione di presupposti idonei a consentire l'accesso a finanziamenti e agevolazioni economiche erogate dalla Provincia in favore di società allo scopo create e anche intestate a soggetti prestanome».

Per questo la Provincia di Trento si è costituita parte civile nel procedimento. Sempre la Procura rende noto che riguardo al profilo economico, è stato quantificato un danno parti a circa 350 mila euro, corrispondente a contributi pubblici già erogati e successivamente ritenuti indebiti. Interrotti invece pagamenti di ulteriori 445 mila euro di contributi già concessi. Alla luce di quanto emerso si è mossa anche la Procura della Corte dei Conti che ha chiesto la trasmissione degli atti per valutare l'eventuale danno erariale.