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TRENTO. Dodicimila presenze e quasi 170 appuntamenti tra degustazioni, incontri ed esperienze diffuse sul territorio. Si chiude con questi numeri la quinta edizione del Trentodoc Festival, che da venerdì a domenica ha portato le bollicine di montagna tra Trento, Rovereto, cantine e luoghi di produzione. Un settore che ogni anno mette sul mercato 12,2 milioni di bottiglie e che punta sempre di più sull’enoturismo.
«Le presenze e la partecipazione confermano quanto sia forte l’attenzione verso il Trentodoc e verso un modo di conoscere il Trentino attraverso il vino, i territori e le persone», sottolinea l’assessore provinciale Giulia Zanotelli. La prospettiva è quella di mettere sempre più in relazione vino, ristorazione, ospitalità, cultura e paesaggio, con l’obiettivo di «fare sistema e rafforzare un’offerta enoturistica capace di raccontare l’autenticità del Trentino».
A segnare la crescita della manifestazione è soprattutto la diffusione degli eventi nei luoghi di produzione. Le esperienze organizzate nelle cantine e sul territorio sono passate dalle 37 della prima edizione alle 130 di quest’anno. «Il Festival in cinque anni è cresciuto fino a coinvolgere in maniera sempre più forte i territori», spiega Maurizio Rossini, amministratore delegato di Trentino Marketing, ricordando anche il coinvolgimento di Rovereto e gli appuntamenti ospitati al Mart.
Le cantine associate all’Istituto Trentodoc hanno organizzato complessivamente 133 appuntamenti. Per il presidente Stefano Fambri, il Festival permette di raccontare non soltanto le bollicine, ma anche il lavoro dei produttori, il metodo classico e il legame con la montagna. Una quinta edizione che, secondo il direttore artistico Luciano Ferraro, ha registrato una partecipazione particolarmente alta, dall’apertura al Castello del Buonconsiglio fino all’evento conclusivo con Noemi. Il Festival tornerà nel 2027 con la sesta edizione.


