TRENTO. Parolacce, pugni, minacce di morte, sputi in faccia: è quanto ha subìto per mesi una trentenne, diventata bersaglio di violenza fisica e verbale da parte dell'uomo con cui ha avuto una relazione. Come spesso accade, è stato nel momento in cui lei ha deciso di troncare il rapporto che lui, 36 anni, non solo ha proseguito con le condotte violente, sia fisiche che psicologiche, ma anche iniziato a perseguitarla.

L'uomo, nato in Marocco e residente in provincia di Verona, ha conosciuto a Trento la donna, sua connazionale. Era nata una simpatia, sfociata in una relazione affettiva, ma sarebbe stato il comportamento eccessivamente geloso di lui a spingere la donna ad allontanarsi, per poi arrivare - dopo essere stata vittima di intimidazioni, pedinamenti e molestie sessuali - alla decisione di troncare qualsiasi tipo di contatto.

«Tu devi essere solo mia. O sei mia, o sei morta», «Ti taglio la faccia e l'utero», «Non farai nulla nella tua vita»: queste sono le frasi offensive, svilenti e minatorie che lei si era sentita rivolgere più volte, lungo la strada, quando andava al lavoro oppure si recava ai corsi di cucina. L'uomo, conoscendo le sue abitudini, la attendeva alle fermate dell'autobus e del treno, talvolta presentandosi con un bastone in mano per intimidire la persona che era con lei. La trentenne, impaurita dall'atteggiamento assillante dell'ex, aveva chiesto ad un amico di accompagnarla negli spostamenti a piedi.

La Procura ha aperto un fascicolo per stalking e chiesto il giudizio per il 36enne: l'udienza preliminare si terrà nel giugno del prossimo anno. Tutto è iniziato nella primavera del 2025, quando l'imputato, difeso dall'avvocato Giuliano Valer, aveva alzato le mani prima contro l'uomo che aveva accompagnato la donna ad un appuntamento, quindi contro di lei, schiaffeggiandola. Più volte nel corso dei mesi l'aveva picchiata. Bastava un "no" alle sue avances ed erano botte.

La violenza fisica e le minacce avvenivano anche in pubblico: in un caso la vittima, colpita al volto con un pugno, si era rifugiata in un negozio, ma c'è stato anche l'episodio in cui erano stati i commessi di un supermercato di Trento nord a portarla in salvo nei loro uffici, mentre l'uomo la seguiva, insultava e minacciava, nel maggio 2026.

Un fatto grave era successo anche alla stazione di Verona, nell'autunno 2025, quando la donna venne insultata perché avrebbe tenuto il telefono spento, poi inseguita in un bar e invitata ad avere un rapporto sessuale. Una volta era stata anche pedinata sul treno verso Bolzano.

L'uomo, come la vittima ha spiegato in sede di querela, voleva controllare la sua vita e pretendeva di vedere i contenuti del suo cellulare. Se lei si opponeva iniziava la violenza. C'erano anche minacce di pubblicare sui social foto intime della donna in modo che le vedessero anche i parenti in Marocco. L'uomo dalle parole era passato ai fatti, mettendo online una foto scattata per strada e informazioni su di lei.

Per evitare di incrociarlo, la vittima ha cambiato vie e fermate degli autobus, arrivando a recarsi in un'altra città per fare la spesa. Non si sentiva al sicuro neppure nella propria abitazione, dove teneva chiuse le tapparelle per evitare che l'uomo potesse capire se ci fosse qualcuno in casa.