TRENTO. Aveva cercato di violentarla, dopo che lei lo aveva invitato a casa sua, a Piedicastello, per trascorrere una serata in compagnia, tra amici. Tra loro infatti - secondo le ricostruzioni - c'era un rapporto di fiducia. Ma dopo il tentativo di abusare dell'amica, lui sarebbe anche andato oltre, colpendola ripetutamente con forza a tal punto da romperle il naso e mandarla in ospedale con lesioni guaribili in 30 giorni. Era fine ottobre del 2025. Ora, a cinque mesi di distanza, a carico del trentenne di origine nordafricana è stato emesso un decreto di giudizio immediato da parte del giudice per le indagini preliminari, come richiesto dalla Procura, rappresentata dal pubblico ministero Giorgio Bocciarelli. Tradotto: l'imputato andrà a processo.

Per l'uomo, accusato di tentata violenza e lesioni aggravate, era stata emessa la misura cautelare del carcere, dove tutt'ora è confinato, a Spini di Gardolo. Il procedimento finirà comunque in udienza preliminare: la difesa, affidata all'avvocato Giovanni Guarini, ha chiesto il rito abbreviato condizionato alla perizia psichiatrica sull'imputato.Secondo il racconto della donna, una cinquantaquattrenne, i due avevano deciso di trascorrere la serata insieme nell'appartamento di lei. Una serata in amicizia tanto che sembra che la vittima avesse messo in chiaro che non ci doveva essere nessun secondo fine nel loro incontro. Ma così non è stato. Stando agli atti, quello che doveva essere un amico, le sarebbe saltato addosso per aggredirla sessualmente.

Lei avrebbe cercato immediatamente di divincolarsi, ma lui dopo averle strappato i vestiti, avrebbe poi iniziato a picchiarla, colpendola sul volto e su altre parti del corpo. Pugni forti tanto da romperle il setto nasale e procurarle anche delle ferite sul corpo. Nonostante la violenza subita e lo shock per quanto stava avvenendo, la donna ha avuto la forza di chiamare i soccorsi. Sul posto era giunta l'ambulanza prima e i carabinieri della stazione di Civezzano, poi. Chiari ed evidenti erano stati i segni lasciati sul corpo della donna, che non appena erano intervenuti i soccorritori, era ancora sanguinante.Se inizialmente la donna si era mostrata reticente nel voler parlare, poi era riuscita a trovare il coraggio per dire quanto le era accaduto poco prima.

Aveva quindi raccontato agli inquirenti il tentativo di stupro, le botte, e poi le minacce. Nel frattempo le forze dell'ordine si erano messe alla ricerca dell'uomo che in un primo momento non sembrava essere ancora presente nell'appartamento. Eppure, dopo una breve ricerca, era stato trovato ancora all'interno di una delle stanze, nascosto nell'armadio della camera da letto, forse nella speranza di non farsi scoprire. Subito era quindi scattato l'arresto ed era stato portato in carcere, in attesa della convalida.