TRENTO. Dal 3 settembre cambiano le regole europee per l'ingresso di alcuni prodotti di origine animale provenienti dai Paesi extra Ue. La stretta riguarda in particolare il rispetto delle norme europee sull'impiego di determinati antimicrobici e interessa anche le importazioni di carne. Una novità che Coldiretti Trentino-Alto Adige considera un passo avanti nella battaglia per la cosiddetta reciprocità, cioè l'applicazione di standard equivalenti a chi produce in Europa e a chi vuole vendere i propri prodotti sul mercato comunitario.

La nuova disciplina europea, prevista dal regolamento sui medicinali veterinari, stabilisce infatti che i Paesi terzi debbano fornire garanzie sul rispetto delle restrizioni Ue relative all'uso di determinati antimicrobici negli animali destinati alla produzione alimentare. La Commissione europea ha aggiornato a maggio la lista dei Paesi autorizzati e ha fissato al 3 settembre 2026 l'entrata in applicazione delle nuove condizioni.

È su questo passaggio che interviene il presidente di Coldiretti Trentino-Alto Adige Gianluca Barbacovi, che rivendica il risultato della mobilitazione condotta dall'organizzazione agricola in Italia e a Bruxelles. «È una vittoria figlia della battaglia condotta da Coldiretti in Italia e a Bruxelles per affermare il principio di reciprocità», sostiene Barbacovi, precisando che l'obiettivo non è mettere in discussione il commercio internazionale, ma contrastare una concorrenza considerata sleale quando i produttori europei devono rispettare obblighi più stringenti rispetto a quelli applicati nei Paesi di provenienza delle merci.

La questione riguarda direttamente il settore zootecnico. Le norme Ue vietano l'utilizzo degli antimicrobici negli animali per favorire la crescita o aumentare la resa e impediscono anche il ricorso a sostanze riservate alla cura di determinate infezioni nell'uomo. Le stesse restrizioni vengono ora prese in considerazione anche per gli animali e i prodotti di origine animale destinati al mercato europeo.

Secondo Coldiretti, il principio dovrebbe essere semplice: chi vuole vendere alimenti in Europa deve garantire standard equivalenti a quelli richiesti agli agricoltori e agli allevatori europei. Una posizione che, per l'organizzazione, riguarda contemporaneamente la tutela del reddito delle imprese, la concorrenza e le garanzie per i consumatori.

Nel mirino c'è in particolare il Brasile. Coldiretti Trentino-Alto Adige segnala una forte crescita degli arrivi in Italia: sulla base dei dati Ismea relativi a maggio 2026, l'organizzazione indica un aumento del 129% per il pollo e del 212% per il manzo rispetto allo stesso mese dell'anno precedente.

Il tema non riguarda però soltanto la carne. Le regole europee sui requisiti relativi agli antimicrobici interessano diverse categorie di prodotti di origine animale, tra cui carni bovine, pollame, prodotti dell'acquacoltura e miele, con l'accesso al mercato legato alla presenza del Paese nella lista prevista dalla normativa europea e alle relative garanzie.

Per Barbacovi, il provvedimento sul Brasile dovrebbe diventare un precedente da applicare anche ad altre importazioni. Coldiretti richiama in particolare il caso del grano canadese trattato con glifosato in preraccolta, chiedendo che anche su questo fronte l'Europa superi quello che l'organizzazione definisce un «doppio standard».

La battaglia viene inserita da Coldiretti nel confronto europeo sull'Omnibus Food and Feed, con la richiesta di intervenire sulle regole relative ai residui. Il punto, secondo l'associazione, è evitare che sostanze o pratiche non consentite agli agricoltori europei possano essere utilizzate per produrre merci destinate successivamente al mercato dell'Ue.

«Agli allevatori italiani sono richiesti ogni giorno investimenti e regole rigorose sull'impiego dei farmaci, sulla tracciabilità, sul benessere animale e sulla sicurezza alimentare», sottolinea Barbacovi. Da qui la richiesta di estendere il principio della reciprocità: stesse regole, stessi controlli e stesse garanzie per tutti i prodotti che arrivano sulle tavole dei cittadini europei.

La nuova disciplina, dunque, non rappresenta semplicemente una misura commerciale nei confronti del Brasile. Per Coldiretti Trentino-Alto Adige è soprattutto un banco di prova per la politica agricola e commerciale europea: proteggere la competitività delle imprese significa, secondo l'organizzazione, evitare che gli standard più elevati richiesti ai produttori europei diventino uno svantaggio nella concorrenza internazionale.