TRENTO. Prosegue anche in Trentino-Alto Adige il calo dei lavoratori domestici. Nel 2025 quelli con almeno un contributo versato all'INPS sono stati 11.249, in linea con una tendenza nazionale che registra la quarta diminuzione consecutiva dopo il picco raggiunto durante il periodo della pandemia.

Secondo l'Osservatorio dell'INPS, a livello italiano i lavoratori domestici sono scesi a 804.464, con una flessione del 2,3% rispetto al 2024. Dal 2021 sono andati persi circa 173 mila addetti, dopo gli aumenti legati alla regolarizzazione dei rapporti di lavoro favorita dal lockdown e dal decreto Rilancio.

In Trentino-Alto Adige la componente femminile è largamente prevalente: le donne sono 10.537, mentre gli uomini sono 712. Anche nella regione emerge una forte presenza di lavoratori stranieri, che rappresentano circa tre quarti del totale: 8.361 sono di nazionalità estera, contro 2.888 italiani.

A livello nazionale le donne costituiscono l'88,7% della categoria, mentre gli uomini si fermano all'11,3%. La riduzione degli occupati interessa soprattutto la componente femminile (-2,4%), mentre tra gli uomini il calo è dell'1,5%.

L'Osservatorio evidenzia inoltre un cambiamento nella composizione del settore. Per il secondo anno consecutivo le badanti rappresentano la quota maggiore dei lavoratori domestici (51,3%), superando le colf (48,7%). Le retribuzioni medie risultano più elevate proprio per chi svolge attività di assistenza familiare, con compensi superiori del 28% rispetto a quelli delle colf.

Dal punto di vista della provenienza, gli stranieri rappresentano il 68,9% dei lavoratori domestici italiani. La comunità più numerosa arriva dall'Europa dell'Est, seguita dagli italiani, dai lavoratori provenienti dal Sud America e dalle Filippine. L'età media continua inoltre ad aumentare: la fascia più rappresentata è quella tra 55 e 59 anni, mentre oltre un quarto dei lavoratori ha almeno 60 anni.

Sul fronte delle retribuzioni, nel 2025 le lavoratrici domestiche hanno percepito in media 8.100 euro annui, contro i 7.700 euro degli uomini, un andamento opposto rispetto a quello registrato nella maggior parte degli altri settori lavorativi.