scuolaTRENTO - Una bella notizia e una brutta per il personale non-insegnante delle scuole, della formazione professionale e delle materne trentine. Quella bella è che il nuovo taglio al sistema dell'istruzione, annunciato dalla Provincia, non sarà di 5,6 milioni, ma di 4. L'amministrazione, rifacendo i conti, ha effettuato una riduzione delle somme richieste (1,6 milioni in meno). La riduzione di spesa in bilancio sarà dunque inferiore al previsto. La brutta notizia è che quei 4 milioni da qualche parte il presidente della Provincia Alberto Pacher e, con lui, l'assessore Marta Dalmaso vogliono farli uscire.

 

Non sarà un'operazione di lacrime e sangue, ma solo di lacrime. E potrebbero essere quelle di 400 persone: personale Ata e ausiliario dei vari settori. Ieri si è tenuto un incontro fra i due rappresentanti della giunta (accanto a Pacher e Dalmaso sedevano anche il direttore del Dipartimento della Conoscenza Marco Tomasi e le dirigenti Laura Pedron, Roberto Ceccato e Manuela Maino ) e i sindacati confederali ( Paolo Burli con Gloria Bertoldi per la Cgil, Lorenzo Pomini con Antonietta Pellegrino per la Cisl, Walter Alotti con Silvia Bertola per la Uil).


Non sono state prese decisioni (ora tutto si decide nel confronto con l'Apran, l'agenzia per la negoziazione), ma non si può neanche dire che si sia trattato di un incontro inutile. Quantomeno ora sono più chiare le varie posizioni. La Provincia non retrocede sul taglio. E chiede ai sindacati di trovare un punto di compromesso. Come dire: noi possiamo evitare di toccare il personale e lasciare invariato l'organico non-insegnante di scuola, formazione professionale e materne, ma voi dovete aiutarci a capire quali sono le voci su cui si può «limare». Si ipotizza di toccare il Fondo qualità e il Foreg. Ma su quest'ultimo, l'unico per chi lavora nelle materne, c'è il secco no della Uil. E il segretario Pietro Di Fiore non esclude di abbandonare il tavolo delle trattative con Apran.

 

Nei giorni scorsi era stata la sua collega Silvia Bertola a ribadire il no all'eventuale riduzione del Foreg, «la sola bombola di ossigeno per il personale della scuola di infanzia». Parliamo di dipendenti, con contratto a tempo determinato, che «in busta paga hanno circa 1100 euro». «Piuttosto - aveva detto Bertola - sarebbe meglio che la giunta provinciale decidesse di accorpare certe scuole materne. In Trentino ce ne sono almeno una decina di sottodimensionate». Non si tratta di un elenco virtuale. Fra le equiparate si parla delle materne di San Martino di Castrozza (10 iscritti), Ronchi Valsugana (12), Brez (13), Nanno (10), Ranzo (9). Per quanto riguarda le provinciali si tratta di Casatta (9 iscritti), Ruffrè (10), Pejo (13), Vallarsa Raossi (10), Nosellari (9), Cavedago (7). In alcuni casi la distanza delle sedi delle micro scuole materne da sedi più grandi va da un minimo di 4 ad un massimo di 12 chilometri.


Una proposta forte, quella di Bertola, che dà la misura della contrapposizione in atto. A fine mese o a inizio maggio si dovrebbe tenere il primo confronto con l'agenzia provinciale per la negoziazione, ma i «negoziati» in Apran rischiano di chiudersi ancor prima di aprirsi. Il fronte sindacale - dopo il sì alla riduzione di 8,5 milioni al sistema scuola (salvo il personale) - rischia di rompersi. In una nota della segreteria della Cisl Scuola c'è la chiara la chiusura all'ipotesi prospettata dalla Uil: «Rammentiamo - si legge - che i nostri contratti di lavoro sono bloccati dal 2010 e che lo resteranno a data da destinarsi. Ricordiamoci inoltre che ogni proposta di ridimensionamento o accorpamento prevederebbe di sicuro tagli al personale, proprio nelle fasce di precariato, tra le donne , i giovani e quindi le persone che maggiormente risentono della crisi generale».