TRENTO. Il malfunzionamento dei braccialetti elettronici, "al pari della loro insufficiente disponibilità, può avere esiti drammatici, stante l'impossibilità per le forze di polizia di intervenire sempre tempestivamente". Lo scrivono Sara Ferrari, capogruppo del Pd nella commissione di indagine sul femminicidio, ed i parlamentari Cecilia D'Elia, vicepresidente e correlatrice, Antonella Forattini, Valentina Ghio, Valeria Valente e Filippo Sensi commentando i contenuti della relazione approvata all'unanimità dalla Commissione Femminicidio a conclusione dell'indagine conoscitiva sul funzionamento dei braccialetti elettronici.

La commissione, prosegue la nota, ha "rilevato numerose criticità: insufficienza quantitativa di dispositivi e tempistiche incompatibili con la sicurezza, problemi di funzionamento tecnico degli apparecchi e di gestione delle sale operative e di controllo, criticità procedurali per assenza di linee guida operative uniformi e standardizzate su tutto il territorio nazionale, rischio di ricorso eccessivo a questo strumento di controllo della misura cautelare in situazioni di elevata pericolosità, che richiederebbero altre scelte".

"Pur prendendo atto che taluni interventi correttivi sono già in corso, la commissione indica almeno 16 interventi operativi necessari a garantire la tutela delle donne: in particolare sulla formazione dei magistrati per la corretta valutazione del rischio, del personale tecnico per l'installazione e delle persone da proteggere e da controllare, con geolocalizzazione; la necessità di verifiche tempestive dei malfunzionamenti e di un tempestivo intervento da parte delle forze di polizia; aggiornamenti organizzativi e tecnologici; algoritmi di priorità e verifica dei falsi allarmi; zona di pre-allerta; sala operativa centralizzata", si legge ancora nella nota.