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TRENTO. La sanità trentina continua a fare i conti con problemi organizzativi e con una mobilitazione del personale che, al momento, non si ferma. A riaccendere il confronto è anche la notizia di una missione di studio in Cina che coinvolgerebbe i vertici dell'Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino (Asuit). Una scelta che le organizzazioni sindacali chiedono di chiarire, mentre restano aperte diverse questioni legate al funzionamento dei servizi.
Nella giornata di ieri, 26 ottobre, i rappresentanti di ANAAO ASSOMED, FP Cgil, Cimo, Fesmed, Cisl Fp, FeNALT, NursingUp e Uil Fpl hanno incontrato i capigruppo del Consiglio provinciale per illustrare le ragioni della protesta. Il confronto arriva dopo due incontri con il presidente della Provincia Maurizio Fugatti, dai quali, secondo i sindacati, non sono ancora emerse risposte sufficienti.
Tra le criticità segnalate ci sono i malfunzionamenti dei sistemi informatici, il rischio clinico, la sicurezza dei lavoratori rispetto alle aggressioni e la necessità di rivedere i modelli organizzativi del personale. Al centro della discussione anche la governance dell'Asuit, che secondo le sigle avrebbe bisogno di un nuovo slancio.
Le organizzazioni sindacali hanno chiesto alla Provincia la costituzione di un protocollo condiviso che impegni le parti nella risoluzione dei problemi sollevati.
La missione in Cina, spiegano, non viene contestata per principio. Il nodo riguarda piuttosto l'opportunità di assumere come riferimento esperienze maturate in contesti profondamente diversi da quello trentino, senza prima averne chiarito le caratteristiche e la compatibilità con il modello costituzionale italiano.
«Non sappiamo se la Cina abbia soluzioni organizzative migliori di quelle trentine, ma non sono automaticamente trasferibili esperienze maturate in contesti profondamente diversi», si legge nel comunicato unitario.
Per i sindacati, il punto di partenza deve rimanere l'articolo 32 della Costituzione, che riconosce la salute come diritto fondamentale dell'individuo e interesse della collettività. Un principio che, secondo le organizzazioni, significa garantire cure accessibili, servizi di qualità, prossimità territoriale e tutela delle persone, ma anche riconoscere il valore delle professionalità e della partecipazione dei lavoratori alle scelte che riguardano l'organizzazione dei servizi.
«La tecnologia offre opportunità, ma non sostituisce il confronto con chi garantisce ogni giorno assistenza e cura», sottolineano le sigle, richiamando i mesi di blocchi informatici e le carenze di personale. L'invito è quindi a coinvolgere maggiormente chi lavora quotidianamente nei servizi sanitari, per individuare soluzioni condivise e più vicine alle esigenze dei cittadini.
I sindacati attendono ora una risposta da Fugatti e ribadiscono che il personale rimane in stato di mobilitazione. Nel frattempo, non manca una battuta sulla missione in Cina: «Chi lo sa che dalla spedizione non riportino la soluzione per il nostro impianto informatico? Auguriamocelo tutti quanti».


