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Il sabato della "disobbedienza civile" attuato nella giornata di ieri da numerosi negozi di Trento, i quali hanno tenuto aperto contro le disposizioni della legge provinciale che prevede la chiusura totale per il settore delle merci d'uso, ha ottenuto, se non altro, lo scopo di sondare le reazioni dei consumatori che hanno risposto con discreto entusiasmo alla prospettiva di poter effettuare i loro acquisti nel giorno di fine settimana.
I commercianti, soprattutto del settore calzature e abbigliamento, che hanno aderito all'iniziativa proposta dalla Confesercenti, hanno in pratica mosso il primo passo per giungere attraverso questa azione di forza a una revisione delle norme vigenti. Lo hanno fatto a proprie spese, consci del pericolo in cui sono incorsi, dal momento che fin dalle prime ore della mattina i vigili urbani hanno visitato negozio per negozio, raccogliendo gli estremi per elevare le contravvenzioni, e applicarne le sanzioni previste.
Il presidente della Confesercenti, Giuseppe Tomasoni, titolare della boutique King, ha curato i collegamenti con tutte le piccole e medie aziende che hanno tenuto aperto: "Un collegio di sette legali – ha detto – si preoccuperà di difendere i trasgressori, per arrivare all'abrogazione della norma di legge provinciale, in contrasto con la legge nazionale e quindi incostituzionale."
Lunedì mattina (domani n.d.r.) chiederemo un incontro con il sindaco di Trento, per esporre la nostra posizione alla luce di quanto abbiamo sperimentato oggi". All'incontro con il sindaco dovrebbero partecipare una ottantina di commercianti direttamente impegnati nella richiesta di aprire il negozio nella giornata di sabato: quelli che ieri hanno effettivamente trasgredito la legge, e un certo numero che ha annunciato di voler intraprendere la stessa strada nelle prossime occasioni.
In un comunicato stampa diramato nel tardo pomeriggio, la Confesercenti esprime la propria soddisfazione per l'ottima riuscita della manifestazione dei piccoli e medi commercianti ha anche inteso denunciare all'opinione pubblica «il tentativo ambiguo e scorretto, al limite della delazione, portato
avanti dall'Associazione commercianti e in particolare da alcuni suoi dirigenti, atto a intimorire gli esercenti al fine
di far rientrare l'iniziativa», non meglio precisando i motivi di questa ferma presa di posizione.
Attraverso una rapida inchiesta, svolta nei negozi, si è potuta raccogliere l'impressione generale dei titolari interpellati, che il consumatore accogliendo l'invito ha sostanzialmente
solidarizzato con i rivenditori. Nelle aziende rimaste aperte il lavoro non è certo mancato.
Tutti hanno sottolineato che di sabato si incontra una maggiore disposizione del consumatore per il solo fatto che il
sabato libero si presta maggiormente alle scelte ponderate del cliente.


