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TRENTO. Un gruppo tecnico per fare una proposta sull'impianto di chiusura del ciclo dei rifiuti e sull'ente gestore della raccolta. Un gruppo voluto da Provincia, Consiglio delle Autonomie e Comunità di Valle, che si insedierà giovedì prossimo e sarà coordinato dal sindaco di Arco Alessandro Betta, che segue il tema rifiuti in giunta del Cal. Con lui al tavolo, oltre ai tecnici della Provincia, anche i rappresentanti degli enti gestori della raccolta in Trentino.
Se sia un modo per prendere tempo - da mesi non c'è una parola chiara sul futuro della gestione dei rifiuti in Trentino - o se sia davvero il primo passo operativo per mettere mano al problema, è presto per dirlo. Sicuri sono solo i presupposti - «per noi è fondamentale la chiusura del ciclo dei rifiuti, attraverso una scelta di sistema, che non divida valli e città» spiega il presidente del Cal Paride Gianmoena - e l'approccio del neo coordinatore del gruppo Betta: «Sulla gestione dei rifiuti paghiamo le non scelte del passato a caro prezzo. Adesso bisogna decidere».
Insomma, il gruppo tecnico è chiamato a chiudere la partita rifiuti prima che scoppi in mano a tutti. Perché la situazione è delicata e non da oggi, ma oggi rischia di deflagrare in termini di costi ma anche in termini ambientali.
Brevissimo riassunto: le discariche trentine sono in esaurimento. Non si può più portare lì rifiuto residuo, che in provincia si produce in una quantità di circa 70mila tonnellate l'anno. Quindi il residuo (e gli ingombranti che vanno a smaltimento) vengono gestiti inviandoli ad impianti fuori provincia, sulla base di appalti che gratis non sono: ci costa 116 euro a tonnellata conferire all'impianto di Bolzano, 225 euro all'estero.
Il risultato per i gestori è una tariffa lievitata a 250 euro a tonnellata nel 2024, che si è trasferita nell'aumento delle tariffe. Nel frattempo, tra una settimana si rischia di tornare a stoccare rifiuti a Ischia Podetti, perché non si sa ancora come sono andate le 4 gare da 16mila tonnellate in tutto dell'appalto in scadenza.
Questo stato dell'arte avrebbe bisogno di scelte strategiche. Bene lo sa il presidente Gianmoena: «Il tema per noi è molto caro, come sistema dei Comuni, perché tocca la questione delle tariffe, ma anche quella ambientale. Ci stiamo muovendo, con l'assessora Giulia Zanotelli abbiamo fatto passi avanti - assicura - La settimana prossima inizierà a lavorare il gruppo di lavoro che ha il compito di presentare una proposta di convenzione».
Due i nodi da sciogliere, la governance dell'ente gestore e la scelta sull'impianto. «Sull'ente gestore per noi era importante che venisse riconosciuta la possibilità, dentro all'Ambito territoriale ottimale, di sub ambiti - spiega ancora Gianmoena - certo il problema va affrontato come sistema, altrimenti costi ed efficienza scappano, e in prospettiva sarà sempre peggio. Credo che la regia debba restare pubblica». La norma dell'agosto scorso prevede una scelta entro agosto prossimo. «L'obiettivo è quello, vedremo».
Di sicuro sembra motivato il sindaco Betta, che sbotta: «Le scelte non fatte nel corso degli anni si stanno ripercuotendo sul sistema in modo impattante. Si doveva decidere ieri, non adesso, siamo già in ritardo. Per certe scelte serve capacità di analisi e coraggio. Ma pensare che le cose si risolvano demandando ad altri, ci ha portato alla situazione odierna. E già ora stiamo pagando un dazio altissimo in termini di investimenti che non possiamo fare in altri settori».
Fa i conti, il sindaco di Arco, guardando anche in casa altrui: «Al di là del fatto che non è etico, non chiudere il ciclo dei rifiuti sul proprio territorio, basta fare un paragone con l'Alto Adige per capire che differenza c'è. Da loro smaltire il residuo costa 81 euro a tonnellata, da noi 240 euro, il triplo. La raccolta differenziata cresce, ma non potrà mai essere il 100% del rifiuto prodotto».
E ancora: «Che poi quando si parla di costi, non c'è davvero la percezione, perché ci sono costi che non appaiono. Prendiamo un territorio che conosco, la discarica della Maza e la relativa bonifica: sarebbe dovuta costare 22 milioni , saranno 30. Intanto la gestione costa tra i 500 e i 700 euro a camion di percolato, con 6-7 camion al giorno, immaginiamo cosa produce in termini di costi».
Ecco perché anche Betta esorta a scegliere. Con un ammonimento: «La gestione a mio parere deve restare pubblica, non si può fare business su questi temi e se si fa deve andare a vantaggio della collettività».


