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TRENTO. Accusato di aver danneggiato a calci due auto per "punire" i proprietari, ossia padre e figlio che considerava "nemici", un quarantenne è finito a processo anche per stalking e tentata estorsione. Quest'ultimo reato, riferito ad un episodio avvenuto in Albania ed ai danni sempre dello stesso nucleo familiare, è stato assorbito negli atti persecutori. Il motivo delle azioni a lui imputate?
Per l'accusa è da ricondurre al rifiuto, risalente ad una quindicina di anni prima, da parte della ragazza (all'epoca minorenne) di cui era innamorato, rispettivamente figlia e sorella delle parti offese. L'imputato nega con fermezza sia i fatti, sia il presunto "movente", ma ieri per lui è arrivata la condanna: due anni in abbreviato con sospensione condizionale della pena e 12mila euro di risarcimento a favore di padre e figlio. L'uomo, difeso dall'avvocato Filippo Fedrizzi, attende le motivazioni della decisione del giudice Marco Tamburrino ed è pronto a presentare ricorso in Corte d'appello: non ci sta ad essere additato come un uomo che considera uno sgarro il "no" di una ragazza e che dopo oltre un decennio ancora non si sarebbe fatto una ragione del rifiuto. Tra l'altro, nel frattempo, si è creato una famiglia, ha una sua impresa nel settore edile, non ha mai avuto problemi con la giustizia e si divide tra lavoro e figli.
L'uomo, italiano, è originario dell'Albania, proprio come le persone che lo hanno denunciato. Sia l'imputato che le parti offese vivono nelle valli Giudicarie da decenni e risiedono ad un paio di chilometri di distanza. I servizi, dagli uffici pubblici alla farmacia, dalle scuole al supermercato, insistono nella stessa zona - è il ragionamento della difesa - dunque è normale che in questi anni il quarantenne abbia incrociato la presunta amata ed i familiari di lei, o che sia passato in auto vicino alla loro casa. La conclusione è che non ci sarebbe prova di ciò che è stato denunciato ai carabinieri.
Ma per il padre e il fratello della ragazza sarebbero state troppe, nel tempo, le volte in cui l'uomo è transitato vicino a loro, talvolta suonando il clacson. Hanno raccontato che sia nei confronti loro che della ragazza lo stesso uomo in più occasioni avrebbe proferito parole non proprio cortesi, rallentando e tirando giù il finestrino. Padre e figlio - il primo sessant'anni, il secondo 35enne - avevano proceduto con la denuncia presso i carabinieri nell'agosto 2024 per danneggiamento: nella notte avevano sentito dei colpi nel parcheggio e visto un soggetto che prendeva a calci le loro due auto. I carabinieri, subito avvertiti, avevano visto passare la vettura del quarantenne.
Padre e figlio, dopo aver presentato querela, avrebbero visto altre volte la macchina dell'uomo davanti a casa. Agli atti c'è anche l'episodio, avvenuto un Albania, della tentata estorsione: un parente del quarantenne sarebbe andato a casa della famiglia "rivale" minacciando ritorsioni (e anche la morte: "Ammazzo uno di voi" avrebbe detto) qualora la denuncia presentata in Italia non fosse stata ritirata. Tale reato è stato ritenuto assorbito nello stalking.
Per l'imputato, la pm Nadia La Femina aveva chiesto una pena di 2 anni e 4 mesi. Le parti offese, con l'avvocato Nicola Zilio, a fronte di un conto di 25mila euro per i danni, riceveranno 6mila euro ciascuno.


