TRENTO. Impiegata modello, era diventata "il braccio destro" del medico responsabile di una clinica privata. La collaborazione sul piano professionale era solida, c'era fiducia reciproca, finché qualcosa si è incrinato, fino alla rottura completa con il licenziamento: a quel punto la donna ha portato davanti al giudice del lavoro il suo ex "capo" e lo ha anche denunciato per stalking, spiegando che le condotte dell'uomo le creano uno stato di ansia e che ha dovuto cambiare le proprie abitudini al fine di non incontrarlo.

Ha raccontato degli apprezzamenti ricevuti, dei regali che le sono stati fatti anche dopo che il rapporto professionale si è interrotto, di aver saputo che lui frequenta il bar in cui lei è solita andare. Ha detto di non poterne più delle attenzioni che le sono riservate, spiegando di essersi sentita a disagio quando le è stata consegnata a casa una confezione di fiori, mandatale del medico. Mazzi di fiori, come ha spiegato, sono stati inviati anche ai genitori di lei e all'avvocata che la assiste.

Il medico, che nega con fermezza gli atti persecutori, è stato raggiunto nei giorni scorsi da una misura di divieto di avvicinamento alla donna. «Non sono innamorato. L'ho fatto per affetto. Desidero che le persone attorno a me stiano bene» ha detto al giudice Marco Tamburrino nel corso dell'interrogatorio per la convalida della misura.Precedentemente c'è stata la causa di lavoro, conclusa in primo grado con un punto a favore dell'impiegata che era accusata di essersi resa improvvisamente irreperibile (un disguido sulle ferie, secondo la difesa della donna): il giudice di Trento Giorgio Flaim, con sentenza dello scorso febbraio, aveva annullato il licenziamento ritenendolo «discriminatorio» nonché «adottato solo in reazione alla scelta della donna, nell'esercizio del suo diritto all'autodeterminazione affettiva e sessuale, di non condividere lo stesso interesse sentimentale».

Sullo sfondo della vicenda, dunque, ci sarebbe stata un'infatuazione da parte del "capo" (ma l'uomo, come detto, nega) nei confronti dell'impiegata. Questa, almeno, è stata la percezione della donna, che nella denuncia ha anche raccontato che, nel periodo in cui lavorava, era stata omaggiata di un regalo importante: in occasione del compleanno, il medico le aveva donato una collana con una pietra preziosa, del valore di circa 14mila euro.

Dopo il licenziamento c'erano stati i fiori, tre mazzi regalati dall'uomo all'ex impiegata, ai genitori ed all'avvocata di lei. Il medico, assistito dall'avvocata Luna Panteca, non ci sta alla misura del divieto di avvicinamento e ha presentato ricorso al tribunale del riesame. Sostiene che è da un anno che non ci sono contatti "di persona" fra lui e l'ex collaboratrice, che non si sono più visti dopo il licenziamento avvenuto nella primavera del 2025, se non in occasione dell'udienza in tribunale per la questione lavorativa. Nega di averla seguita o controllata. «Non ho compiuto nessun atto persecutorio. I regali li faccio ai miei collaboratori come ringraziamento» sostiene l'indagato.

La causa per il licenziamento, nel frattempo, non è ancora definita: il giudice ha disposto il reintegro, ma la donna non ha intenzione di tornare alle dipendenze del medico e chiede un risarcimento.