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PIETRAMURATA. Il Patt prende posizione sul raduno “Ritorno a Camelot” previsto a Pietramurata, nel territorio di Dro, e annuncia il proprio sostegno alla sindaca Ginetta Santoni e all'amministrazione comunale. A intervenire è il segretario politico del partito, Simone Marchiori, che dopo aver rivendicato una fase di attesa e di rispetto delle valutazioni delle autorità, ora definisce necessario esprimere pubblicamente una posizione.
«Ora che queste valutazioni sono arrivate noi autonomisti non possiamo politicamente e moralmente tacere», scrive Marchiori. Il Patt considera la manifestazione un appuntamento legato ad ambienti «di matrice neonazista» e sostiene che la presenza di queste realtà sia incompatibile con i valori democratici e con la storia dell'autonomia trentina.
Nel comunicato, il partito collega inoltre il caso di Pietramurata a una ricorrenza particolarmente significativa per il Trentino: gli 80 anni dell'Accordo De Gasperi-Gruber, firmato nel 1946 e indicato dal Patt come simbolo di convivenza, dialogo e soluzione democratica delle tensioni tra gruppi linguistici. «Troviamo profondamente fuori luogo, inaccettabile e doloroso che tale manifestazione si svolga proprio in concomitanza con una ricorrenza per noi fondante», afferma Marchiori.
Da qui la contrapposizione tracciata dal partito tra il modello autonomistico e le posizioni estremiste. «Le loro idee sono l'esatta negazione del nostro modello di Autonomia», sostiene il segretario politico.
Il Patt esprime quindi «pieno appoggio e totale solidarietà» alla sindaca di Dro, Ginetta Santoni, e all'amministrazione comunale, condividendo la presa di posizione istituzionale del Comune contro ogni forma di estremismo. Nel documento viene sottolineata anche la scelta di affrontare la questione in Consiglio comunale, interpretata dal partito come un modo per ribadire il ruolo delle istituzioni locali.
Per Marchiori, tuttavia, il tema non riguarda soltanto la gestione della manifestazione. Il segretario politico invita a non cadere nell'indifferenza e mette in guardia anche dalle «soluzioni facili» utilizzate per raccogliere consenso, sostenendo che possano produrre «danni profondi e lacerazioni sociali».
Il Patt definisce infine il raduno di Pietramurata «uno spartiacque politico e un discrimine valoriale». Una presa di posizione netta anche nei confronti di eventuali esponenti politici trentini che dovessero partecipare o sostenere l'iniziativa: secondo il partito, una scelta di questo tipo li collocherebbe su posizioni difficilmente conciliabili con la cultura autonomista, con la storia del Trentino e con i principi democratici delle istituzioni.
Il messaggio conclusivo guarda quindi al significato più ampio della vicenda: «Il Trentino è storicamente crocevia di culture e terra di pace», scrive Marchiori, ribadendo la necessità, secondo il Patt, di difendere identità, istituzioni e valori democratici.





