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PIETRAMURATA. Sul raduno “Ritorno a Camelot”, previsto a Pietramurata, il confronto si sposta ora soprattutto sulle posizioni espresse dalla politica e dalle istituzioni. In poche ore sono arrivati gli interventi del deputato trentino della Lega Andrea de Bertoldi, del Consiglio comunale di Dro e del Fronte Antifascista, che ha formalizzato le proprie richieste alla Prefetta di Trento Isabella Fusiello e al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
De Bertoldi sceglie una linea netta nel prendere le distanze dall’estrema destra: «Chiunque voglia contribuire politicamente alla tutela della nostra Autonomia territoriale e, più in generale, alla crescita virtuosa dell’Italia, non può avere alcuna contiguità con movimenti neonazisti di qualunque forma». Il deputato aggiunge: «Sono distinto e molto distante dalle posizioni dei naziskin e lontanissimo da ogni estremismo».
Allo stesso tempo, de Bertoldi rivendica il principio della libertà di manifestazione: «Credo nella libertà di riunione, di associazione e di manifestazione, purché rigorosamente vengano rispettate le leggi e la Costituzione del nostro Paese». E mette in chiaro cosa accadrebbe in presenza di comportamenti incompatibili con questi principi: «Sarò il primo a protestare e a chiedere provvedimenti conseguenti».
Una posizione istituzionale arriva direttamente da Dro. Il Consiglio comunale, con un documento condiviso trasmesso dalla sindaca Giannini alle autorità, ribadisce «con forza e all’unanimità» il proprio impegno contro neofascismo e neonazismo. «Non sarà tollerata alcuna manifestazione o presenza che contrasti con i principi della Costituzione italiana», affermano i consiglieri.
Il documento insiste anche sul messaggio che il Comune vuole dare all’esterno: «Non c’è spazio per l’odio e l’intolleranza a Dro». E ancora: «Lavoriamo uniti per garantire che il nostro territorio resti un luogo sicuro, democratico e accogliente per tutti». Da qui la richiesta alla presidente della Provincia e alla Prefetta perché la manifestazione non venga autorizzata, richiamando la necessità di tutelare «i principi di libertà e democrazia» e la «coesione pacifica» dell’ordinamento.
Sul fronte del Fronte Antifascista, la richiesta alle istituzioni è ancora più esplicita: vietare il raduno qualora dagli accertamenti emergano gli elementi denunciati e verificare organizzatori, finanziamenti, partecipanti e materiali dell’iniziativa.
Antonio Fiumefreddo respinge inoltre l’idea di considerare l’appuntamento come un semplice evento musicale: «Non siamo davanti a un evento folkloristico o a un semplice concerto», sostiene. Secondo il coordinatore, l’iniziativa «rischia di diventare uno strumento di organizzazione e reclutamento delle reti neonaziste europee».
E precisa: «Non chiediamo di reprimere un’opinione, per quanto radicale e ripugnante. Chiediamo l’applicazione delle leggi della Repubblica». Per Fiumefreddo, infatti, la libertà di manifestazione «non può essere invocata per propagandare la superiorità razziale, l’antisemitismo, la discriminazione e la violenza».
Il quadro che emerge è quindi quello di una condanna netta di ogni forma di neonazismo, accompagnata però da posizioni diverse sul modo in cui le istituzioni debbano intervenire: de Bertoldi richiama il rispetto della libertà di riunione e della Costituzione, il Consiglio comunale di Dro chiede di impedire una manifestazione che ritiene incompatibile con quei principi, mentre il Fronte Antifascista sollecita Prefettura e governo a verificare gli elementi denunciati e ad adottare, se necessario, provvedimenti di divieto.


