TRENTO. Quattro anni sono passati dall’approvazione della legge provinciale sulle piccole produzioni agroalimentari locali, ma il provvedimento resta ancora senza piena attuazione. È questo il tema sollevato in Consiglio provinciale dalla consigliera del Pd del Trentino Michela Calzà, che ha contestato alla Giunta i tempi con cui si sta procedendo sul fronte normativo.

Al centro della questione c’è la legge provinciale 18 del 2022, pensata per sostenere e regolamentare le produzioni agroalimentari di piccola scala. Alla domanda della consigliera, la Giunta ha ricondotto lo stallo alla mancata adozione del regolamento statale necessario per procedere con le disposizioni provinciali.

Una spiegazione che, secondo Calzà, non chiarisce però quali iniziative siano state concretamente messe in campo dalla Provincia per sbloccare la situazione. La consigliera parla di un ritardo «inaccettabile» e lega la vicenda alla necessità di dare risposte più incisive alle realtà dell’agricoltura di montagna, spesso caratterizzate da dimensioni aziendali ridotte e da una maggiore diversificazione delle produzioni.

Nel suo intervento Calzà ha richiamato anche quanto avvenuto in altre regioni italiane. Il Veneto dispone di un sistema per le piccole produzioni locali, aggiornato anche nel 2025, mentre la Lombardia ha introdotto da tempo disposizioni analoghe nella propria normativa agricola. Il confronto, secondo la consigliera, evidenzia il ritardo accumulato dal Trentino.

La questione assume particolare rilievo anche nel quadro delle trasformazioni che interessano il settore agricolo provinciale. Calzà ha richiamato, in particolare, le preoccupazioni emerse a Brentonico per l'avanzamento della monocoltura viticola, indicando nelle piccole produzioni e nella diversificazione uno degli strumenti attraverso cui preservare un'agricoltura maggiormente legata alle caratteristiche del territorio.

Per la consigliera, infatti, quattro anni di attesa non sono un ritardo neutrale: rischiano di penalizzare soprattutto le aziende di minori dimensioni, comprese quelle impegnate nelle produzioni biologiche e quelle condotte da giovani e donne, favorendo invece le filiere maggiormente strutturate.

Il tema non riguarda quindi soltanto l'applicazione di una legge, ma anche il modello di agricoltura che la Provincia intende sostenere. Le piccole aziende contribuiscono infatti alla diversificazione delle coltivazioni, alla conservazione del paesaggio e alla trasmissione di produzioni e saperi locali. Senza strumenti normativi e sostegni adeguati, sostiene Calzà, queste realtà rischiano di perdere ulteriore spazio a favore delle coltivazioni più intensive e delle filiere maggiormente organizzate.

La consigliera chiede dunque che all'attenzione dichiarata per l'agricoltura di montagna seguano regole, sostegni e iniziative concrete. Il punto, per Calzà, è evitare che la legge approvata nel 2022 rimanga ancora a lungo sulla carta proprio mentre le piccole realtà agricole affrontano trasformazioni e difficoltà che rendono sempre più importante la diversificazione.