PHOTO
TRENTO. Voleva a tutti i costi parlare con la psicologa, essere preso in cura da lei. Si era presentato più volte davanti all'ingresso dello studio per avere un colloquio, continuava a telefonare. Utilizzava anche "numeri sconosciuti" pur di sentire la voce della specialista. E quest'ultima, assillata dai continui tentativi di contatto da parte del soggetto, un trentenne trentino, ha iniziato ad avere paura per sé e per i suoi familiari.
Il giovane, tra l'altro, ha sempre dimostrato un'indole violenta che si è manifestata in azioni che, nel marzo dello scorso anno, lo hanno portato in carcere. Stalking è l'accusa che gli è stata contestata e per la quale ieri ha patteggiato davanti al gup Enrico Borrelli due anni senza sospensione condizionale. Il trentenne ora è ai domiciliari, a casa dell'anziano padre: per lui si potrebbero aprire le porte del carcere.
La vicenda parte da una condizione di grave difficoltà personale. L'imputato ha una oggettiva sofferenza a livello psicologico, come evidenziato anche da un consulente. Ciò non toglie che sia stato giudicato capace di stare nel processo e soprattutto capace di intendere e di volere quando compì i fatti contestati ed in particolare la serie di azioni distruttive.
Tra gennaio e febbraio 2025, in particolare, si era reso protagonista di una escalation di comportamenti pericolosi: aveva dapprima cercato il contatto diretto con la specialista recandosi presso il centro di psicoterapia, poi aveva minacciato di pubblicare sul web recensioni negative rispetto alla professionalità della donna, quindi aveva lanciato vernice nera contro il logo dello studio.
A febbraio per tre giorni si era presentato, senza appuntamento e senza alcun titolo, dalla psicologa e, come ultimo atto persecutorio, aveva sfogato la sua rabbia distruggendo la vetrata dello studio con la sua auto: un colpo di acceleratore in più e sarebbe entrato con le ruote nella struttura.
Erano intervenuti i carabinieri, che segnalarono alla procura l'episodio della vetrata quale azione da valutare nel contesto di una condotta di stalking. Era quindi scattata la misura cautelare della custodia in carcere, sostituita dopo qualche settimana dagli arresti domiciliari.
La scorsa estate era arrivato un aggravamento della misura per un comportamento non consono dell'imputato, che era tornato per un breve periodo in cella.
La procura ha contestato «la progressione di intensità e gravità» delle condotte, consistite in numerosi contatti telefonici e con messaggi spesso lunghissimi e «dal contenuto farneticante», oltre che le azioni di danneggiamento.


