TRENTO. La Corte d'Appello ha sostanzialmente confermato le sentenze di primo grado per gli otto imputati del processo Perfido, riguardante le infiltrazioni della 'ndrangheta nelle cave di porfido trentino. Il tribunale ha riconosciuto l'esistenza di un'associazione a delinquere di stampo mafioso, respingendo le tesi difensive che negavano la presenza di un nucleo 'ndranghetista in Trentino.


Le condanne in primo grado ammontavano complessivamente a 76 anni di reclusione, sono state confermate con lievi modifiche (sconto di qualche mese per alcuni imputati). La Corte ha ritenuto provati sia i reati associativi che quelli di sfruttamento del lavoro, evidenziando come il controllo delle cave fosse avvenuto attraverso metodi intimidatori tipici delle organizzazioni mafiose. A costuirsi parte civile c’erano la Provincia di Trento, i sindacati Cgil e Cisl, il Comune di Lona Lases, i lavoratori cinesi, Arci del Trentino e Libera.