PHOTO
TRENTO. Con un avviso pubblicato a inizio gennaio, l’Asuit ha manifestato la necessità di integrare l’equipe del reparto con un ginecologo libero professionista, esperto nel trattamento chirurgico dell’endometriosi profonda. Un professionista che dovrebbe formare il personale medico dell’U.o di Ostetricia e Ginecologia nel trattamento chirurgico di questa patologia e che sia anche disponibile a coprire i turni di pronta disponibilità, ad assumere cioè il ruolo di “super reperibile” come viene chiamato il reperibile che interviene quando, durante il turno di guardia, i due colleghi in servizio si trovano ad affrontare situazioni particolarmente complesse.
La consigliera provinciale del Pd Francesca Parolari, ritenendo la situazione poco chiara, ha depositato una dettagliata interrogazione nella quale pone sotto i riflettori alcune questioni. “Nell’equipe dei super reperibili dell’U.O di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale di Trento – spiega l’esponente dei dem - non rientrerebbe stabilmente l’attuale primario, a differenza di quanto avveniva in passato. Ciò diventa un problema nel momento in cui uno di questi professionisti, qualche mese fa, va in pensione”.
“E voilà, arriva il bando per un incarico libero professionale per 70 ore mensili, sette giorni al mese, nonostante lo stesso primario dell’U.O di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale di Trento (e prima ancora anche di quella di Rovereto) si sia sempre dichiarato contrario alla libera professione negli ospedali delle due città, malgrado la grave carenza di personale che diviene drammatica specie in estate”.
E ancora: “Evidentemente quando l’emergenza tocca i vertici, allora anche la libera professione viene sdoganata, arrivando per di più a coprire con la libera professione non solo turni ordinari, ma addirittura la super reperibilità, attivata quando l’emergenza è massima. Si affidano quindi i casi più complessi ad un libero professionista, che non fa parte stabilmente dell'equipe medica!
Curiosa appare inoltre la volontà di formare, attraverso l’azione del libero professionista, il personale medico dipendente nel trattamento dell'endometriosi profonda che, sinora, è sempre stata trattata affidando le pazienti a soggetti specializzati e altamente qualificati. Ma se si vuole formare personale in grado di trattare l'endometriosi profonda lo si invia per qualche mese in qualche centro specializzato dove ha la possibilità di assistere quotidianamente ad un numero significativo di casi, non lo si affianca ad un unico professionista che è in sala operatoria, quando va bene, qualche giorno al mese”.
”Sembra davvero che si mascheri, con la scusa di un presunto bisogno, la finalità vera, cioè quella di riuscire a coprire turni di reperibilità che il primario non vuole o non può coprire”.
Da qui i quesiti della consigliera alla giunta Fugatti: se non si ritenga, cioè, poco appropriato affidare la super reperibilità a personale in libera professione, se tale scelta sia provvisoria o definitiva, chi è stato individuato e come è strutturato l’orario di lavoro, se non sia più efficace e funzionale inviare il personale medico a formarsi nel trattamento della endometriosi in qualche centro specializzato piuttosto che affidarsi ad un libero professionista, quanti casi di endometriosi sono stati trattati nell’ultimo triennio in provincia e fuori provincia.
La consigliera Parolari conclude così: “La decisione di inserire un rapporto di lavoro in libera professione nell’U.o di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale di Trento non sembra, perciò, affatto fondata sulla valutazione oggettiva di elementi organizzativi, gestionali e di appropriatezza. Appare piuttosto un modo per tutelare la comfort zone del Responsabile della U.o, con impatto assai probabile anche sul livello di qualità delle cure”.


