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TRENTO. La vicenda dell’orsa Kj1 arriva davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Lndc Animal Protection ha annunciato la presentazione di un ricorso alla Corte di Strasburgo, chiedendo di verificare se, nella gestione del contenzioso amministrativo seguito all’abbattimento dell’animale, sia stata garantita un’effettiva tutela giudiziaria.
Il ricorso rappresenta un nuovo capitolo di una vicenda iniziata nel luglio 2024, quando Kj1 fu individuata come l’orsa coinvolta nell’aggressione a un turista avvenuta nella zona di Ceniga, nel territorio di Dro. Il primo provvedimento di abbattimento era stato adottato dal presidente della Provincia autonoma di Trento il 16 luglio. Lndc lo aveva impugnato davanti al Tribunale regionale di giustizia amministrativa di Trento, ottenendone la sospensione.
La Provincia aveva quindi revocato il primo provvedimento e adottato una nuova ordinanza, dopo l’identificazione genetica dell’esemplare. Anche questa seconda ordinanza era stata impugnata dall’associazione e sospesa in sede cautelare.
Successivamente, il 29 luglio 2024, era stato adottato un nuovo decreto per la rimozione dell’orsa. KJ1 venne abbattuta il 30 luglio, prima che il giudice potesse esaminare la nuova richiesta cautelare presentata dall’associazione.
È proprio su questa sequenza di provvedimenti e ricorsi che Lndc concentra ora la propria iniziativa davanti alla Cedu. L’associazione sostiene che la revoca degli atti e l’adozione di nuovi provvedimenti abbiano impedito alle misure cautelari ottenute in precedenza di produrre concretamente i propri effetti.
La questione sottoposta a Strasburgo non coincide quindi con quella già esaminata dai giudici italiani sulla legittimità dell’abbattimento. Lndc chiede infatti alla Corte europea di valutare, secondo quanto sostenuto dall’associazione, il diritto a un processo equo e il diritto a un ricorso effettivo, richiamando rispettivamente gli articoli 6 e 13 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
La vicenda giudiziaria italiana si è conclusa invece con la sentenza del Consiglio di Stato del 13 maggio 2026. Palazzo Spada ha respinto il ricorso dell’associazione e la richiesta di risarcimento, confermando la legittimità del decreto di rimozione dell’orsa.
Nella sentenza i giudici hanno ritenuto adeguata l’istruttoria svolta dalla Provincia e la motivazione del provvedimento. Il Consiglio di Stato ha inoltre considerato la situazione di pericolosità dell’esemplare e ritenuto rispettato il principio di proporzionalità, valutando l’abbattimento come misura idonea a garantire in tempi rapidi la sicurezza pubblica rispetto alle alternative della cattura e della captivazione permanente.
Ora il nuovo ricorso cambia quindi piano. Non viene chiesto alla Cedu di pronunciarsi nuovamente sulla legittimità dell’abbattimento, ma sulla questione della tutela giudiziaria nella sequenza di provvedimenti che ha preceduto la morte dell’orsa.
«Non stiamo chiedendo alla Corte di rimettere in discussione le scelte di gestione della fauna selvatica», affermano gli avvocati Michele Pezone e Paolo Letrari, che hanno curato il ricorso. Secondo i legali, il punto da sottoporre alla Corte europea riguarda la possibilità che una misura cautelare venga resa inefficace dall’adozione di un successivo provvedimento.
La presidente di Lndc Animal Protection, Piera Rosati, ha definito il ricorso un ulteriore passaggio per verificare la tenuta delle garanzie giudiziarie previste dall’ordinamento.
La parola passa ora alla Corte europea dei diritti dell’uomo, che dovrà valutare il ricorso secondo le proprie procedure. L'eventuale esame della vicenda a Strasburgo riguarderebbe quindi il profilo della tutela giudiziaria sollevato dall'associazione, distinto dalla valutazione sulla legittimità dell’abbattimento già affrontata dai giudici italiani.
La vicenda di Kj1 torna così sul piano giudiziario a oltre due anni dalla sua uccisione, con un nuovo ricorso che pone al centro le garanzie del procedimento e l’effettività della tutela cautelare.


