DRO. Duecento milioni di anni fa, secolo più, secolo meno, a Dro, nella zona delle Marocche, scorazzavano, presumibilmente felici, alcuni esemplari di dinosauri. La scoperta è stata fatta recentemente dagli studiosi del museo Tridentino di Scienze Naturali della provincia di Trento, impegnati in una costante analisi di sassi ed anfratti del biotopo sito a nord di Dro. A dirigere le ricerche Marco Avanzini, conservatore del museo trentino e responsabile degli studi sulla "spiaggia dei dinosauri" di Lavini di Marco, dove, nella primavera del '90, furono rinvenute svariate impronte di dinosauro.

«Inutile nascondere la notizia - ha commentato Avanzini da noi raggiunto telefonicamente - dato che oramai è trapelata. Ho però ricevuto ordini superiori di non divulgare alcuna informazione fino al momento della conferenza stampa prevista per giovedì mattina. In ogni caso tutto ciò corrisponde al vero.


Qualche tempo fa sono stati scoperti alcuni indizi di tracce appartenenti a dinosauri. Un ritrovamento meno eclatante di quella dei Lavini di Marco ma per certi versi sicuramente più interessante. E con questo mi sono "sbottonato" fin troppo».


Le Marocche in questo periodo sono al centro di clamorose rivelazioni dal punto di vista storico-scientifico. Prima la notizia del ritrovamento di un reperto archeologico che avvalorerebbe l'ipotesi dell'esistenza di una città d'epoca romana sepolta sotto una delle frane che compongono il biotopo droato.


Tra qualche giorno se ne saprà certamente di più. Si sveleranno segreti e misteri di questi pachidermi che qualche milione di anni addietro probabilmente girovagavano beatamente per tutto il Basso Sarca.


Già da adesso però si può incominciare a riflettere seriamente sulle Marocche in termini di rivalutazione storico, scientifica ed economica. Sia la leggenda della città di Kas, divenuta realtà, che l'attuale ritrovamento accendono ulteriormente i riflettori sul biotopo droato e aprono inevitabilmente una discussione su come fruire e promuovere tale zona a livello locale e provinciale.


Se il campo da golf come proposta è stato definitivamente affossato si aprono, quasi sorprendentemente, altri diverse ipotesi sull'utilizzo e lo "sfruttamento", in un verso opposto, del territorio a ridosso del lago di Cavedine. Partendo magari proprio da queste gigantesche impronte d'altra epoca.