TRENTO. La popolazione ricoverata nei reparti di Medicina Interna del Trentino-Alto Adige è sempre più anziana e clinicamente complessa. Secondo quanto emerge da una survey promossa dalla Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti (Fadoi), tra il 60% e il 70% dei pazienti ricoverati ha più di 70 anni e presenta in media almeno quattro patologie concomitanti.

Un quadro che descrive una popolazione fragile e ad alta complessità clinico-assistenziale, che richiede competenze trasversali e una presa in carico multidisciplinare.

Nonostante questo scenario, la Medicina Interna continua talvolta a essere percepita e classificata come un'area a "bassa intensità assistenziale", con una dotazione di personale che, secondo quanto emerso dall'indagine, risulta spesso non pienamente adeguata rispetto alle reali necessità, prosegue Fadoi.

I dati evidenziano inoltre un tasso di occupazione dei posti letto stabilmente superiore al 100%, con frequenti situazioni di overbooking che mettono ulteriormente sotto pressione i reparti. "Quello che emerge dalla survey - spiega Flavio Egger, presidente regionale Fadoi del Trentino-Alto Adige - è l'immagine di reparti che gestiscono pazienti sempre più anziani, fragili e con molteplici patologie. Si tratta di malati che richiedono un'elevata intensità assistenziale e un approccio clinico globale, capace di tenere insieme competenze diverse".

"In questo contesto - aggiunge Egger - la Medicina Interna rappresenta uno snodo fondamentale del sistema ospedaliero. L'internista è chiamato a svolgere un ruolo di sintesi clinica e di coordinamento tra ospedale, territorio e le diverse specialità, garantendo continuità delle cure e appropriatezza dei percorsi assistenziali".