Nella storia delle burrascose giornate che precedettero la terribile vicenda di Dongo, si inserisce - con particolari assolutamente inediti - un tentativo effettuato dall’albergatore altoatesino Spoegler per condurre nascostamente Mussolini in Alto Adige e tenervelo nascosto in un maso, nella zona di S. Maddalena.

Che lo Spoegler fosse persona di fiducia di Mussolini e della Petacci lo dimostra il fatto che quest’ultima, quando la colonna fu fermata a Dongo, tentò senza successo di passargli una capace borsa, contenente ingenti valori, tutto quello che le rimaneva dopo che due casse piene d’oro e gioielli erano state gettate nel lago per ordine degli ufficiali tedeschi. Tuttavia una cosa è certa: che lo Spoegler ebbe cura di tenersi sempre nella ombra: tanto è vero che - pur facendo parte della colonna - non partecipò mai alle trattative coi partigiani che furono condotte dal tenente Fallmeyer e dal sottotenente Birzer.

Fu nei primi giorni di aprile del 1945 che cercò di convincere Mussolini a lasciarsi accompagnare, insieme con la Petacci, in provincia di Bolzano. Il duce, dapprima riluttante, si lasciò commuovere dalle insistenze della donna e finì per accondiscendere. Forse in conseguenza del disegno di nascondere Mussolini e la Petacci, nella prima quindicina di aprile i viaggi dello Spoegler dalla zona di Salò sino a Renon divennero sempre più frequenti. Ci fu chi lo vide in compagnia di un ufficiale italiano della Guardia repubblicana, con pesanti valigioni che possono aver contenuto carteggio ed effetti, e forse anche una parte del tesoro della Repubblica di Salò; ma su questo punto solo l'interessato potrebbe fornire precise indicazioni.

Quanto al progettato trasferimento di Mussolini in Alto Adige, si potrebbe supporre che soltanto il precipitare degli avvenimenti negli ultimi giorni di aprile lo abbiano reso inattuabile. Accadde infatti che Pavolini, venuto a conoscenza del disegno di condurre Mussolini dietro le linee tedesche, si recò immediatamente da lui insieme con tre altri «fedelissimi», e lo supplicò di seguire la loro sorte, assicurando che i fascisti avrebbero costituito «una barriera di acciaio coi loro petti, per difendere il capo sino all'ultimo». Il tono melodrammatico delle parole dell'ex-ministro della propaganda produsse il suo effetto; e per allora della fuga in Alto Adige non si parlò più.

Pare certo tuttavia che lo stesso Pavolini, in un secondo momento, tornò sull'idea di trasferirsi a Bolzano col duce, con la Petacci e con pochi altri, e che egli stesso indicò Castel Cornedo, dove era stato in visita prima della guerra, come sede per costituire l'ultimo bastione. Di là non sarebbe stato difficile, in caso di necessità, discendere a Merano e portarsi al Passo di Resia, per raggiungere la Svizzera o l'Austria.

Ma ormai era tardi: l'insurrezione in tutto il Nord dilagava al punto che non rimaneva altra strada che quella di Chiasso. Come è noto, a Dongo la colonna fu attentamente perquisita dai partigiani, che scoprirono Mussolini in uno dei camion germanici. Così rimase senza attuazione il tentativo di salvataggio ideato dallo Spoegler, la cui riuscita avrebbe sottratto Mussolini alle raffiche del mitra del colonnello Valerio.