TRENTO. Avrebbe abusato della donna che lo accudiva, in quanto sua badante, sfruttando la sua posizione di potere, avendo in mano il suo contratto di lavoro. Obbligandola, di fatto, a compiere atti sessuali con lui. Sono queste le gravi accuse formulate dalla procura di Trento nei confronti di un settantenne, che ora dovrà rispondere di violenza sessuale davanti al collegio del tribunale di Trento.

Per l'imputato, rappresentato dall'avvocato Nicola Zilio, si è aperto il processo in sede dibattimentale davanti ai giudici Luigi Lunardon, presidente, Lucia Piccinni e Tiziana Toma. Vittima della vicenda, una trentacinquenne di origine straniera che, rappresentata dall'avvocata Elena Gabrielli, si è costituita parte civile nel procedimento: la richiesta di risarcimento danni mossa nei confronti dell'imputato è di 30mila euro.

Ripercorrendo gli atti, i fatti risalirebbero a fine gennaio dello scorso anno, dopo che l'anziano era entrato in contatto con la donna per avere un aiuto in casa. L'accordo, dunque, era quello di svolgere le mansioni di pulizia e accudimento. A lei spettava, dunque, il compito della preparazione dei pasti così come della spesa giornaliera con garanzia di un posto letto nella stessa abitazione dell'uomo.

Stando alle ricostruzioni, tutto avrebbe preso una brutta piega, quando l'imputato avrebbe cominciato a presentare delle richieste che andavano ben oltre le mansioni della lavoratrice, sfociando in atti di violenza a sfondo sessuale. A una delle prime richieste, infatti, lei avrebbe ceduto per paura di perdere quel posto di lavoro, che per lei era fondamentale, e quindi di essere allontanata dall'abitazione.

Tali richieste, però, sarebbero diventate di giorno in giorno sempre più insistenti, anche con una continua ricerca del contatto fisico, a cui lei non avrebbe mai acconsentito. Secondo le ricostruzioni l'anziano sarebbe riuscito più volte a metterle le mani addosso, palpandola nelle parti intime, cingendola sui fianchi e baciandola sul collo. Non bastando, le avrebbe chiesto pure di accompagnarlo in un'altra delle sue abitazioni per avere dei rapporti intimi.

Secondo quanto delineato dalla procura, sarebbe arrivato a stringerla a letto, mentre era nudo. In tale occasione, lei era riuscita a divincolarsi e scappare. In tutto ciò, la donna più volte aveva chiarito il loro rapporto, sottolineando esplicitamente anche tramite messaggi, che non era assolutamente consenziente rispetto a questi comportamenti molesti. Esasperata dalla situazione, la vittima aveva deciso di lasciare il lavoro. A quel punto la denuncia era arrivata negli uffici della Procura. L'imputato, che ha sempre negato ogni addebito, in sede di interrogatorio, aveva cercato di chiarire la sua posizione, spiegando che - a detta sua - fra i due c'era una relazione sentimentale.