TRENTO. 'Le minacce di morte e gli insulti erano quotidiani. «Obesa» e «mula» sono state le parole più gentili che la vittima si è sentita rivolgere dal convivente, nonché padre dei suoi due figli. La donna ha sopportato per almeno sei anni gli schiaffi, le pedate, i pugni in testa, offese irripetibili, ma anche gli abusi, costretta contro la sua volontà a consumare rapporti intimi. Maltrattamenti aggravati dall'aver commesso i fatti davanti ai figli minorenni e anche nel periodo in cui la donna era incinta, e violenza sessuale sono i reati contestati all'uomo, che ieri è stato condannato in abbreviato a 12 anni di carcere. La pena decisa dal giudice Enrico Borrelli è più severa di quanto chiesto dalla pm Nadia La Femina, ossia 9 anni e 4 mesi.

L'imputato era riuscito a sottomettere la convivente sia psicologicamente che economicamente, al punto che lei doveva nascondere il denaro per poter fare la spesa o acquistare qualcosa per sé o per i figli.La spirale di violenza in cui la donna ed i bambini vivevano si è interrotta una sera di maggio dello scorso anno, grazie ai vicini di casa che, insospettiti dalle urla provenienti dall'appartamento accanto, hanno chiamato le forze dell'ordine Quella sera i carabinieri, sentita la procura, arrestarono l'uomo, un 50enne originario di un'altra regione, mentre la compagna ed i figli - una bambina che frequenta le elementari e un bambino di circa due anni - vennero portati in una struttura.La vittima, sottomessa e ricattata (lui le diceva "Ti brucio con l'acqua calda", "ti faccio finire in coma"), è rimasta in silenzio per anni. Dal 2018 al 2024 - come è stato ricostruito - non ha trovato in sé la forza di alzare la testa, di reagire, di chiedere aiuto; era costretta a stare in casa, isolata, senza un lavoro e dunque senza alcuna possibilità economica.

Lui lavorava saltuariamente come operaio e ciò che guadagnava lo sperperava in alcol e stupefacenti. La sua indole di per sé violenta andava peggiorando con l'assunzione di sostanze: questo la donna ha raccontato agli inquirenti quando è stata portata via dalla casa familiare assieme ai figli, nell'ambito della procedura del "Codice rosso" contro la violenza di genere. Fin dal giorno della denuncia la vittima è stata accompagnata da professionisti lungo un percorso che le ha fatto acquisire consapevolezza di ciò che ha subìto e del rispetto che ogni persona deve pretendere da chi le sta accanto. Sia lei, assistita dall'avvocata Tamara Lorenzi, che i figli, rappresentati dall'avvocato Giorgio Pontalti, si sono costituiti parte civile nel processo concluso ieri.

Nei mesi precedenti la vittima e la figlia sono state sentite in incidente probatorio, dando una ricostruzione granitica dei fatti accaduti. Come è emerso, l'adulta è stata vittima di violenza di tipo psicologico, fisico, economico e sessuale, la minore vittima di violenza assistita. La bambina non solo ha sentito il papà usare un linguaggio volgare e scurrile e lo ha visto picchiare la madre, denigrarla e ricattarla mostrandole la lama del coltello, ma lei stessa era stata offesa con parolacce, minacciata di essere presa a cinghiate se non mangiava e, in un'occasione, spinta dalle scale. Ora mamma e bambini stanno bene e sono sereni: vivono insieme in una struttura e si stanno lasciando alle spalle il passato. La difesa dell'imputato valuta di ricorrere in appello.