Sulle ceneri di quella che è stata la fabbrica storica della città sorgerà il nuovo quartiere Michelin. A pensarlo, disegnarlo e realizzarlo sarà l'architetto Renzo Piano ingaggiato da Iniziative Urbane, società proprietaria dell'area. Colui che è considerato, a livello mondiale, tra i più grandi professionisti oggi in attività, calerà su Trento una progettazione «non gridata». Ciò che metterà su carta, troverà anche concreta realizzazione.


Con la demolizione dell'industria francese si chiude un'epoca. Il passato lascia il posto al futuro. Un futuro comunque non molto lontano visto e considerato che Piano, entro la fine di maggio, illustrerà in presa diretta al Consiglio comunale, e quindi all'intera città, come intenderà cambiare volto ad una zona che va oltre l'area Michelin abbracciando una vasta fetta di territorio che si estende dal Ponte di San Lorenzo fino alle Caserme.


Gli undici ettari che si affacciano lungo il fiume si trovano in una posizione strategica dal punto di vista urbanistico. L'asse di Via Verdi rappresenta una sorta di ingresso che muove direttamente da Piazza Duomo; via Sanseverino è facilmente accessibile grazie allo svincolo; il Monte Bondone è visibile senza spazi interposti: ma soprattutto la ferrovia (che il Comune ha comunque previsto interrata) lascia l'area Michelin a diretto contatto con il fiume Adige e con l'Adigetto.


Proprio il tema dell'acqua, unitamente alla possibilità di riqualificare una superficie ex industriale, ha appassionato, fin dall'inizio, l'architetto Piano. Non a caso, quindi, il cuore della nuova Michelin sarà il parco urbano. Più di cinque ettari che si svilupperanno lungo la fascia fluviale, a ridosso dell'Adigetto. Un vasto polmone verde che sulle prime ha sorpreso gli stessi vertici dell'amministrazione. Un'indicazione progettuale, questa, che condizionerà l'intera pianificazione. Dentro una simile cornice, Piano farà risaltare in particolare il ruolo del Palazzo delle Albere, perno centrale dello spazio culturale. Per raggiungere un simile obiettivo l'architetto ha scartato il grande contenitore preferendo distribuire le varie funzioni all'interno dell'area (Centro della scienza, museo etc). Ed è in tale contesto che potrà trovare risposta anche la richiesta di individuare un luogo della memoria che ricordi le antiche funzioni dell'ex area industriale.


Il grande parco urbano ha spinto l'architetto Piano a collocare il polo residenziale a ridosso della ferrovia. Saranno edifici bassi (12 metri di altezza) integrati con il paesaggio esistente. Ogni comparto presenterà un mix di funzioni con cortili interni. A completamento di tutto, una grande piazza centrale che diventerà l'accesso al parco. Notevole importanza, poi, l'architetto l'ha voluta riservare ai collegamenti tra la città consolidata e quella da riqualificare. Sono stati previsti sette sottopassi pedonali che consentiranno di raggiungere il parco fluviale in pochi minuti togliendo dalla marginalità zone quali via Taramelli, via Pascoli tanto per citarne alcune. Infine, la viabilità. Piano ha collocato il ponte sull'Adige in asse al Briamasco decidendo poi di interrare solo in parte via Sanseverino. Una presenza da gestire e non demonizzare.